Joan Miró e i Surrealisti: il potere dalla realtà all’Io

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Il surrealismo mi ha permesso di superare di gran lunga la ricerca plastica, mi ha guidato nel cuore della poesia, nel cuore della gioia: gioia di scoprire quel che faccio dopo averlo fatto, di sentire che il senso e il titolo del quadro si gonfiano dentro di me a mano a mano che lo dipingo.

Joan Miró

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Il sorriso delle ali di fiamme, 1953

La Mediateca Marte di Cava de’ Tirreni (Salerno), dal 20 febbraio al 20 Giugno 2016, ospita il surrealismo di Joan Miró e dei suoi “compagni”, ovvero le personalità più incisive del Surrealismo, le stesse che hanno “viaggiato” in costante presenza intorno al Manifesto (1924) di Andrè Breton.

A quell’immaginazione che non ammetteva limiti, permettiamo appena di esercitarsi, adesso, secondo le norme di un’utilità arbitraria; essa è incapace di assumere per molto tempo questa funzione inferiore, e intorno ai vent’anni, preferisce di solito, abbandonare l’uomo al suo destino senza luce.
(…) Cara immaginazione, quello che più amo in te è che non perdoni.
La sola parola libertà è tutto ciò che ancora mi esalta. La credo atta ad alimentare, indefinitamente, l’antico fanatismo umano. Risponde senza dubbio alla mia sola aspirazione legittima. Tra le tante disgrazie di cui siamo eredi, bisogna riconoscere che ci è lasciata la massima libertà dello spirito. Sta a noi non farne cattivo uso. Ridurre l’immaginazione in schiavitù, fosse anche a costo di ciò che viene sommariamente chiamato felicità, è sottrarsi a quel tanto di giustizia suprema che possiamo trovare in fondo a noi stessi.

Tratto da Manifesto del surrealismo (1924), Torino, Einaudi, 1966, pp. 11-12.

Marco Alfano struttura un percorso espositivo dove si ha la possibilità di addentrarsi nel linguaggio artistico di Joan Miró (1893-1983) attraverso la visione e la percezione della realtà, presentata per mezzo di quaranta opere grafiche realizzate tra gli anni Cinquanta e Settanta. Opere provenienti dalle collezioni private più insigni. Dal Centenaire Mourlot (1953) alle litografie della serie Ubu Roi di Alfred Jarry (1966), da Je travaille comme un jardiniere (1964), fino a Colpir sense nafrar 1.

Come già accennato, Mirò non è solo in questo lavoro comunicativo. Ad accompagnare le sue elaborazioni artistiche vi sono altre trenta opere legate ai nomi più importanti del movimento surrealista: Giorgio de Chirico (1888-1978), Salvador Dalí (1904-1989), André Masson (1896-1987), Max Ernst (1891-1976), René Magritte (1898-1967), Hans Bellmer (1902-1975), Roberto Sebastián Matta (1911-2002) e Wifredo Lam (1902-1982).

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Il Carnevale di Arlecchino, 1924-1925

I temi che scandiscono i ritmi di lettura dell’esposizione sono tre: forma, sogno e potere. Indagati singolarmente, ma trattati artisticamente in comunione.

Tutti gli artisti presenti hanno lavorato alla ricerca della forma nuova. Un nuovo volto per la realtà oggettiva, portando alla luce la natura intima delle cose, il verbo dell’anima che muove i passi dalla materia alla sua percezione. I sogni, spazio reale, creazione parallela del mondo, luogo e tempo prodotti dall’inconscio come alternativa ad una visione del vero estremamente determinata. Tutto il lavoro introspettivo spazia dalle teorie psicoanalitiche all’Interpretazione dei sogni di Sigmund Freud (1900). Il potere costituto da tutti gli strumenti utilizzati dall’autorità per il raggiungimento dei personali intenti, il falso sé dell’intera struttura che guarda all’altro come individuo da sopraffare o peggio ancora “utilizzare”. Quella macchina che inquina la realtà portandola a patetica rappresentazione teatrale di se stessa.

Indagare l’intimo non è rifiutare la visione del reale: bisogna partire da questa per giungere al cuore sacro del profondo umano.

Grazia Nuzzi per MIfacciodiCultura

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