“Il giorno della mia morte ricorderò tutto”: Umberto Eco sulla memoria

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Il Padiglione Italia alla Biennale d’Arte 2015

Nel 2015 il regista Davide Ferrario ha realizzato una video-intervista ad Umberto Eco per il Padiglione Italia alla Biennale di Venezia, curato da Vincenzo Tirone. Il titolo è Sulla memoria. Una conversazione in tre parti e si tratta di una serie di tre filmati di breve durata durante i quali Eco viene intervistato da Hans-Ulrich Obrist (tagliato poi nella versione finale), e le cui parole diventano pretesto per Ferrario per realizzare un montaggio serrato, inserendo gli estratti più disparati (da Dante’s Hell di Francesco Bertolini del 1911 a Olympia di Leni Riefenstahl del 1938).

Il risultato è un’opera video nella quale emergono la raffinatezza dei pensieri e l’attualità delle riflessioni di Eco, unite alla potenza delle immagini scelte da Ferrario, la cui presenza rende il filmato non una semplice intervista bensì un’installazione degna del luogo nel quale viene esposta.

Quindi chiesi a Tirone se gli andava bene che, più che un’intervista, il lavoro fosse una conversazione filmata, un pezzo di cinema sotto forma di dialogo – in cui la mano dell’autore si sentisse attraverso il montaggio e con l’utilizzo di un commento visivo fatto di materiale d’archivio, che lavorasse però in “controtempo” rispetto alle parole. E poi pensai anche che un lavoro sulla memoria, cioè sul passato, dovesse essere in bianco e nero, perché avrebbe reso tutto più consono all’idea di archivio, complementare alla biblioteca citata così spesso da Eco.

D. Ferrario

La riflessione verte sul concetto di memoria e la prima parte della conversazione inizia con una profetica affermazione di Eco, «Noi, nella misura in cui possiamo dire Io, siamo la nostra memoria». È infatti soltanto attraverso i ricordi, le esperienze, le scelte e le sofferenze che abbiamo vissuto sino al presente, che possiamo autodefinire la nostra identità, riconoscerci, sapere che siamo noi e non un’altra persona. Eco stabilisce quindi l’importanza del ricordo per collocarci nel tempo e definisce l’uomo come «l’atleta che per fare un balzo avanti deve fare sempre un passo indietro, se non fa un passo indietro non riesce a balzare in avanti. Senza memoria quindi non si progetta nessun futuro».

Il discorso poi si amplia verso una dimensione non solo intima e personale ma collettiva, quando il grande semiologo paragona le biblioteche e i musei a depositi di memoria dell’umanità: su questa riflessione interviene Ferrario inserendo nel suo filmato delle immagini tratte dalle tristemente famose distruzioni dei musei iracheni e siriani da parte dei terroristi, rendendo così il pensiero di Eco estremamente attuale e radicato nella realtà dei fatti.

EcoMa i “nemici” della memoria non sono soltanto gli integralisti dell’Is, un “pericolo” crescente è dato anche dal progresso tecnologico, che sembra sempre più delegare le funzioni della mente umana alla macchina. Nella seconda parte del filmato Eco cita l’opera dello scrittore di fantascienza Isaac Asimov, che negli anni ’50 aveva previsto in un racconto l’avvento di una società dei computer che, vittima di un fatale black out, si ritrova in una situazione di panico generalizzato perché gli uomini non sono più in grado di fare calcoli a mente. Secondo il semiologo la profezia di Asimov si sta riscontrando nella nostra quotidianità, nella quale la sempre più raffinata capacità degli apparecchi elettronici di assisterci in ogni aspetto dell’esistenza «finirà per atrofizzare l’organo della memoria nelle giovani generazioni».

A questo proposito, è del 26 febbraio scorso la notizia riportata su Repubblica di un brevetto presentato da tre ricercatori IBM per un sistema di quella che viene definita “assistenza cognitiva intelligente”: «…è venuto fuori il progetto per una sorta di assistente cognitivo, raggiungibile da un dispositivo portatile, e custodito in un cloud strettamente privato a cui potremo fare delle domande, proprio come a Google. Però anziché cercare le risposte sulla data di nascita del cantante che preferiamo, setacceremo la nuvola a caccia di utili informazioni che riguardano la vita passata e presente…» (da  Addio ai vuoti di memoria. I ricordi li suggerirà lo smartphone)

Se da una parte quindi Eco invitava ad imparare a memoria una poesia al giorno per contrastare l’avvento dell’Alzheimer, dall’altra la tecnologia delega sempre più le nostre funzioni cognitive ai cosiddetti “oggetti intelligenti”.

Nella terza ed ultima parte della video-intervista, il grande intellettuale italiano afferma che con l’avanzare dell’età si recuperano memorie antiche, arrivando paradossalmente a “ricordare tutto nel giorno della morte”. Eco però non aveva probabilmente fatto i conti con l’avanzamento tecnologico che, se porterà l’uomo a delegare la sua memoria, lo porterà quindi a rinunciare ad un aspetto fondamentale della sua identità.

Ricordo dunque sono, ma che succederà se qualcun altro ricorderà al mio posto?

Marta Vassallo per MIfacciodiCultura

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