“Cuori intelligenti”, manuale contemporaneo di mille anni di Letteratura

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Claudio Giunta
Carlo Giunta

Come deve essere il perfetto testo di letteratura italiana? Deve affrontare Dante, certo, Guicciardini, Foscolo, Leopardi, Saba, Montale. Per quanto la loro importanza letteraria sia indubbia, quando però si parla di attirare gli adolescenti forse non è abbastanza. Carlo Giunta, curatore di Cuori Intelligenti, manuale per il triennio delle superiori pubblicato da Garzanti Scuola, la pensa così: per quanto studiare i classici sia fondamentale, la letteratura non deve avere come unico fine lo studio e la conoscenza, ma anche stimolare la passione per i libri, la comprensione della realtà attraverso la lettura del mondo fatta dai contemporanei. Così Giunta rivoluziona il testo, chiedendo meno Dante e più Fantozzi.

Ricordo bene il mio manuale di letteratura del liceo: grosso, pesante, incentrato sugli autori dal ‘400 all’800, mentre il Novecento era affrontato in un libro a parte, cominciato solo nel secondo semestre dell’ultimo anno. Prima Manzoni e Foscolo, poi, se si ha tempo, i poeti del ‘900. Per mia fortuna spiegati bene, ma comunque con una velocità maggiore rispetto a quella che era stata riservata ad altri come Leopardi, tanto che ricordo ancora che arrivammo a leggere di fretta Primo Levi (comunque autore non proprio contemporaneo) l’ultimo giorno di scuola, solo per il timore di trovarlo nella prima prova di maturità.

Cuori intelligentiCome afferma Giunta, però, forse il modo migliore per stimolare i ragazzi ad interessarsi alla letteratura non è avere come scopo fare un certo numero di autori solo perché il programma lo richiede e perché poi dovranno affrontare l’esame di quinta superiore. Certamente questo fattore è importante, ma non può essere il fine ultimo, perché non crea interesse, i ragazzi non capiscono l’utilità di queste lezioni.
Alla fine sono persone morte che parlano di cose successe centinaia di anni fa, di una realtà che ora non esiste più… perché dovrebbe essere importante? Si rischia di perdere la bellezza dei versi di Dante, delle pagine di Pasolini, delle poesie di Montale dentro a difficili tecnicismi, analisi del testo che non aiutano però a capire perché queste pagine siano effettivamente passate alla storia, perché è bello conoscerle.

Molte antologie scolastiche strizzano i testi in modo eccessivo, adottando un format che va bene per Cavalcanti e per Buzzati. Se leggo i racconti di Fenoglio, la prima domanda da porre agli studenti non è sull’impasto linguistico del testo, ma su che cosa dice a proposito della vita dei contadini piemontesi. Se leggo Petrolio di Pasolini, le domande da porsi non sono sulle sequenze narrative, ma sulle ragioni per cui il petrolio diventa tanto importante all’inizio degli anni Settanta.

GomorraL’impostazione di Cuori Intelligenti rispecchia questo pensiero, affiancando al programma canonico molta saggistica (utile per la scrittura di tesi, relazioni…), letteratura straniera, cinema, storia dell’arte, canzoni. Questo anche per rispecchiare il cambiamento della figura del letterato, che nel XX secolo diventa più poliedrico ed attivo su vari fronti della cultura. In questo modo Giunta vuole creare una conoscenza per i libri che parta dai classici, fondamentali per il presente, ma arrivi anche alla contemporaneità, dando ai ragazzi gli strumenti per poter capire da soli quando un romanzo è bello oppure no, creando linee guida da seguire per imparare a scegliere cosa leggere. Ma anche leggere per conoscere la realtà in cui si è inseriti, capire le implicazioni e le dinamiche della società italiana e dei suoi casi storici. Spiccano, a questo proposito, Gomorra di Saviano e L’affaire Moro di Sciascia, entrambi scelti per insegnare la storia contemporanea ai ragazzi (anch’essa spesso poco affrontata a scuola), ma anche Il Villaggio di Fantozzi, spaccato tragicomico della vita dell’italiano medio.

Il pensiero di Giunta può essere riassunto in questa sua frase: «Secondo me, bisogna introdurre la contemporaneità molto prima, magari rinunciando a riempirsi la testa di Dante per tre anni: ridurre la Commedia e soprattutto meno teoria, meno metodi e meno gerghi critici». E questo, è bene ribadirlo, non perché Dante non sia importante, ma perché si ha a che fare con degli adolescenti, che avranno tutto il tempo di diventare dantisti all’università, ma solo se le superiori li spingeranno a diventarlo attraverso l’amore per la letteratura, la voglia di studiarla. Per fare ciò Giunta consiglia anche di abbandonare il gergo troppo teorico, il formalismo, scrivere chiaro per facilitare la riflessione e la comprensione, e soprattutto non esagerare con le letture delle opinioni sui testi: prima bisogna essere lettori di Petrarca e Montale, poi si potrà diventarne specialisti.

La conclusione, alla fine, è molto semplice: perché dovremmo convincere i ragazzi che l’importante è leggere, non basta conoscere la letteratura? Perché, dice Giunta:

I libri non è che fanno diventare più buoni, ci sono un mucchio di canaglie che hanno studiato moltissimo. E nemmeno più felici, anzi, a volte il contrario. Però fanno diventare più intelligenti. Perché si capiscono altre cose, perché parlare con Leopardi è meglio che parlare con il proprio vicino di banco, molto spesso. Anzi, direi sempre.

Eleonora Rustici per MIfacciodiCultura

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