Lezioni d’Arte – Fluxus, oltre le barriere

1 1.338

Nam June Paik e Charlotte Moorman suonano 26-1-1944 di John Cage, 1965 (2)

Nam June Paik e Charlotte Moorman, Human Cello. John Cage’s “26’1.1499″ for a String Player 1965
Performance realizzata al Café au Go Go, New York, 1965

L’arte, nel suo vasto contenitore, raccoglie molteplici espressioni, figurative e creative, spesso anche contrastanti. In questo specifico caso mi riferisco a quando l’oggetto, nella sua espressione artistica, a primo impatto non ci suggerisce nulla: ogni tassello racchiuso in questo contenitore è però legato, attraverso un filo conduttore, ad esperienze del passato. D’altronde l’arte rigenera sempre arte.

Ora fondiamo l’esperienza eccentrica della “composizione sperimentale” di John Cage con la filosofia del “tutto può essere arte” racchiusa nel ready-made del dadaista Marcel Duchamp: da questa unione di intenti nasce Fluxus.

Siamo nei brillanti e floridi Stati Uniti d’America degli anni ’60, il consumismo di massa e il linguaggio dei mass-media è di comune parola, l’arte, in questi anni, rivoluziona se stessa: l’artista non realizza più opere statiche e ferme, ma si spinge al di là di ogni supporto, ovvero la sua creazione porge la mano all’osservatore, tirandolo a sé e facendolo diventare parte integrante dell’opera. L’artista non è più legato ai vincoli del passato, è lui stesso, attraverso il suo movimento, il frutto dell’elaborazione artistica.
Questo ulteriore ringiovanimento del settore cammina parallelamente con i cambiamenti culturali e politico-sociali, avviati negli Usa e in gran parte del mondo occidentale.

Fluxus viene ideato nel 1961 dal lituano George Maciunas (Kaunas, 8 novembre 1931 – Boston, 9 maggio 1978) e a New York l’AG Gallery, di proprietà dello stesso, è la vetrina del movimento. La parola Fluxus, tradotta, significa fluido: ora, per un istante, immaginatevi un corso d’acqua che scorre lungo il sentiero, ci avviciniamo e lanciamo un oggetto; noteremo subito che quest’ultimo non resterà fermo, ma verrà coinvolto e trasportato dalla corrente.
Questo accade con Fluxus, ovvero, diverse discipline artistiche come la musica, le arti visive, la danza, l’architettura, il teatro, il design, coinvolgendosi fra loro, rompono i confini disciplinari, dando vita ad una sintesi comune. Sulla scia delle diverse esperienze artistiche, Fluxus accomuna diverse figure del mondo dell’arte e nasce una comunità priva di barriere e che supera i confini fisici territoriali. Questi artisti, uniti da un unico spirito guida, enunciano, in netta sintonia con il Manifesto Fluxus del 1963, questo:

Purgare il mondo dall’arte morta, dall’intimidazione, dall’arte artificiale, da quella astratta, illusionista e matematica.

È sottintesa, dunque, la rivoluzione dell’arte: non ci sono più pennelli e strumenti d’artigiano, qui ogni singolo movimento del corpo crea nuove soluzioni artistiche. Alla base risiede l’esplicita e ferma volontà di voler costruire una nuova arte che coinvolga l’artista e lo spettatore, alla ricerca di un legame.

Gli artisti di Fluxus preferiscono la strada, la quotidianità, la sensazione, non amano le gallerie d’arte, i luoghi chiusi come i teatri. Questa tendenza artistica anticonvenzionale, segnerà sempre il movimento. Diversi sono i nomi compongono l’insieme: Le Monte Young, la celebre Yoko Ono, Terry Riley, Dick Higgins, Al Hansen, George Brecht, Philip Corner. Altra peculiarità del movimento è il suo carattere internazionale, ci sono infatti anche nomi europei tra gli aderenti al movimento come Ben Vautier, Wolf Vostell, Giuseppe Chiari, ed asiatici fra cui Nam June Paik e il gruppo Gutai.

I Fluxfest, FluxKits ed i FluxShops invece sono l’occasione per “portare fuori” la nuova arte, rendendola ulteriormente fruibile a tutti. Maciunas attraverso i Fluxfest divulga il nuovo linguaggio in Europa, coi FluxKits, dei tascabili fogli stampati, incide le performance artistiche, mentre i FluxShop sono l’aspetto distributivo e grazie a quest’ultimi chiunque poteva sentirsi coinvolto e stimolato creativamente.

Fluxus ha reso e rende, ha rafforzato e rafforza la libertà dell’arte in tutte le varie sfaccettature, sottolineando l’unità di base fra i vari campi artistici e risultando un movimento avanguardistico tutt’oggi.

 

Domenico Ble per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.