Il danno che ci attrae: Alberto Burri

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6.Alberto-Burri-Case-Nove-di-Morra-1978-foto-Aurelio-Amendola-e1444301246334Il 12 marzo 1915 nasceva a Città di Castello Alberto Burri, artista italiano che, insieme a Lucio Fontana, ha dato il maggior contributo al panorama artistico internazionale del dopoguerra.
La sua ricerca aveva come unico fine l’indagine sulle qualità espressive della materia e ciò gli fa occupare a pieno titolo un posto di primissimo piano in quella tendenza che viene definita Informale. Divenne celebre per i suoi sacchi, i suoi strappi, le sue combustioni, frutto di un’approfondita sperimentazione artistica, ma anche grazie alla sua formazione medica e alle traumatiche esperienze che visse nella Seconda Guerra Mondiale.

L’anno scorso, in occasione del centenario dalla nascita, non solo in Italia, ma anche in diverse istituzioni internazionali, abbiamo assistito alla celebrazione dell’eccellenza di questo artista con un ricco programma di mostre, manifestazioni ed eventi. Particolarmente significativa è stata l’esposizione dal titolo The Trauma of Painting organizzata dal Solomon Guggenheim di New York, che ha rappresentato la più completa retrospettiva dedicata all’artista allestita nel Stato Uniti.
Alcune delle oltre cento opere che hanno occupato tutte e sei le rampe a spirale dell’edificio progettato da Frank Lloyd Wright, non sono mai state esposte al di fuori dell’Italia e nel suo insieme il percorso espositivo ha raccontato tutte le tappe del percorso artistico di Burri: dall’Informale Materico alle anticipazioni del Post-minimalismo, dall’Arte Povera al supporto ai movimenti artistici femminile degli anni ’60.

Grande cretto nero 1977Burri appartenne a quella generazione di artisti che si ribellarono ai mezzi tradizionali di rappresentazione, divenuti inadeguati ad illustrare le sofferenze inflitte dalla guerra: persino il valore stesso dell’arte e dell’ispirazione poetica divennero discutibili.

L’artista intuì che la pittura doveva presentarsi come un’azione di recupero: non vi sono tracce di realismo ma azioni di rovina/riparazione compromettono la superficie materica. Traumatizzando il corpo della pittura cerca in realtà di tenerla insieme, e tutto ciò che prima veniva considerato danneggiato ora è degno di nota, completo, a tratti sensuale e attraente.
L’opera di Burri ha radicalmente messo in discussione il concetto stesso di arte, e del suo rapporto con la vita. Tutti i materiali dell’arte utilizzati dall’artista sono già stati precedentemente sfruttati e consumati, ci narrano di un ricordo, sono testimonianza del passato e fanno pensare a tutto ciò che hanno subito prima di divenire immobili opere da esposizione. In questo modo l’arte non diviene più mera imitazione ma ci mostra con brutale sincerità i trascorsi della vita stessa.

315b1In Italia è da segnalare la ricostruzione del Teatro Continuo, opera realizzata in occasione della XV Triennale nel 1973, piattaforma scenica inserita nel Parco Sempione di Milano che diviene anello di congiunzione ideale tra la Torre Filarete del castello Sforzesco e l’Arco della Pace.
Il progetto sarà realizzabile grazie ai disegni messi a disposizione dalla Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri e il risultato finale sarà donato al Comune di Milano e alla Triennale.

L’artista morirà a Nizza il 13 febbraio 1995

Chiara Bonatti per MIfacciodiCultura

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