Federico Pacini, il fotografo della possibilità

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img176Il nuovo soggetto esplorato da Federico Pacini (Siena, 1977), fotografo senese, è il complesso di Santa Maria della Scala, il più antico ospedale d’Europa, nel cuore della città di Siena. La costruzione si trova proprio nel bel mezzo delle attrazioni turistiche, di fronte al Duomo e, al suo interno conserva poli museali aperti al pubblico. L’originalità dell’intuito di Pacini sta proprio nell’aver esplorato gli ambienti, invece inutilizzati, destinati alla riqualificazione. Il suo occhio attento si è posato sulle stanze disabitate, che portano tracce di un ricco passato, come mostrano alcuni frammenti che fanno capolino, di antichi affreschi che stanno lentamente scomparendo.

Le fotografie immortalano, senza denuncia, l’ambiente in un momento di “degrado“, adibito temporaneamente a deposito di carte e scartoffie, materiali da costruzione, tubi decadenti e scrivanie abbandonate. Nell’ampio spazio inanimato però appaiono oggetti emblematici che evocano una storia e una vita, come disegni di progetti architettonici ed un poster di una squadra di calcio appeso al muro. Sul davanzale di una finestra anche un teschio, una moderna ed originale natura morta, che rievoca il passato medievale dell’Ospedale.

fp5Immagini che hanno dato vita ad un libro Santa Maria della Scala (2015) con una messa a fuoco sul vissuto urbano, sulle atmosfere silenziose e disabitate a pochi passi dalla folla di turisti che accalca Piazza del Duomo.

Pacini è il fotografo delle possibilità. Quello che cattura con le sue fotografie è il non visibile: un passato solo accennato, un presente in mutamento e soprattutto un futuro prossimo ricco di vita. Il suo soggetto principale è proprio quello che sarà. L’ambiente degradato ma picchiato da una forte luce, come si evince, non rimarrà così per sempre. All’interno di queste mura c’è la possibilità di un cambiamento, di una nuova vita che modificherà questi ambienti marginali e disabitati in un’area museale.

Attraverso le panoramiche originali, fuori dagli schemi, l’artista ci mostra un lato diverso della città. Non aspettatevi immagini da cartolina, facilmente realizzabili in un centro vivace come Siena, ma pensate più ad un’avventura. Le fotografie di Pacini sono una passeggiata dentro la città privata, quella non-vista, la più vissuta, che solo un cittadino appassionato può rivelarci.

img203Lo avevamo già conosciuto sotto questa veste nel suo precedente libro Purtroppo ti amo (Editrice Quinlan 2013) in cui utilizzando diversi strumenti fotografici, dalla Canon al cellulare, dà vita ad istantanee inanimate di periferie, botteghe, abitazioni della sua Siena, con sporadiche apparizioni di esseri umani. Quello che si percepisce è l’eterno sentimento di amore e odio che lega un uomo alla propria terra, e che ci accomuna tutti. Il fotografo vuole mostrarci ciò che vede, senza filtri, senza giudizio, privilegiando la visione marginale, mai scontata, che può restituire all’osservatore diverse interpretazioni.

A caratterizzarlo è proprio il suo sguardo sincero, attento, che rende importante ogni soggetto. Un’interessante fotografia – quella di Pacini – che trasmette la vita anche ai magazzini più abbandonati. Un’immagine che genera una relazione reciproca tra ragione ed emozione.

Le fotografie di Pacini sono calibrate e discrete nel loro messaggio, non chiassoso né retorico, quasi silenzioso anzi, di un silenzio che sa farsi strada nelle menti.

Elio Grazioli

Alejandra Schettino per MIfacciodiCultura

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