David Bowie e Stanley Kubrick: due leggende in mostra a Bologna

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La Galleria Ono Arte Contemporanea si avvia a due mostre fotografiche che ritraggono due grandi opere di due grandi artisti del nostro tempo: da un lato ci sono gli scatti di David Bowie, che dà poco ci ha lasciati, prima di vestire i panni di Ziggy Stardust, sua creazione artistica oltre che alter ego.

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David Bowie – Michael Putland, 1971

Dall’altra parte vi è un mago del cinema, un uomo che ha reso le sue opere ancora oggi argomento di dibatto. Ci sono gli scatti di una delle opere più controverse e di cui ancora oggi, che compie 45 anni ma che non è per nulla invecchiata: Arancia Meccanica, o A clockwork orange.

Dal 12 marzo al 30 aprile gli scatti di Bowie, realizzati di Michael Putland, rende omaggio ad un artista che, come un pittore, ha passato diverse fasi nella sua carriera, rendendo ogni periodo particolare e legato ad un determinato personaggio. Bowie ha passato ere e mode vestendovi i panni più adatti, lasciando una traccia indelebile e che, oggi, rende la sua storia un caleidoscopio di personalità e eccentricità. David Bowie, nel corso della sua vita, ha cercato se stesso entrando e uscendo da un sé che, forse, non riusciva nemmeno lui a comprendere davvero. Non deve essere certo facile vivere in un corpo di un Genio, nemmeno se sei un mostro sacro della musica.

Bowie before Ziggy – Fotografie di Michael Putland ci mostra questo artista prima di quello che, potremmo dire, sarà il suo personaggio di punta, il suo alter ego più conosciuto, quello che lo eleverà senza se e senza ma nell’Olimpo della musica mondiale.

Le foto sono state scattate a Haddon Hall il 24 aprile del 1972: è in quel giorno che dipinge il soffitto della sua casa con un abito disegnato con Freddy Buretti, noto stilista e intimo amico. È l’abito blu della copertina di Ziggy Stardust and the Spiders from Mars, quello che apre alla novità non solo nella vita di Bowie nel mondo della musica.

Il 28 aprile uscirà Starman, primo singolo di quell’album che, ancora oggi, è una pietra miliare.

Bowie ha partorito la sua creazione, forse il suo alter ego più brillante: è quello della saetta sul viso, i capelli arancio-rosso, quell’immagine che dopo la sua morte ha fatto il giro del mondo, anche su star come Lady Gaga (che si è anche tatuata Ziggy sul fianco). Quell’immagine costruita con così tanta eccentricità e così tanto trucco da far dire a Amanda Lear che Bowie sia stato l’unico uomo più truccato di lei con cui ebbene una storia.

Ma nelle foto esposte, quelle scattate da Putland, non c’è ancora Ziggy. Sono i momenti, quelli immortalati, in cui una leggenda sta nascendo, quello stallo che precede tutte le grandi storie.

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Una scena di Arancia Meccanica

La mostra vanta 27 fotografie di Michael Putland in diversi formati e il lavoro grafico di Terry Pastor, designer che realizzò la copertina di Ziggy Stardust e Hunky Dory.

Accanto alla stella luminosa di Bowie, la Galleria Ono Arte Contemporanea ospita dal 19 marzo al 7 maggio A Clockwork Orange – Fotografie di Dmitri Kasterine, che raccoglie gli scatti che immortalarono il grande genio di Kubrick alle prese con la vita dei Drughi. Composta da 17 fotografie, Kasterine ha lavorato con il regista proprio su sua richiesta: dopo averlo intervistato, fu lo stesso Kubrick a proporgli di andare sul set con lui. Kasterine iniziò la sua carriera del ’61 e rimane folgorato da Orizzonti di Gloria (Paths of Glory, 1957). L’interesse per il regista è tale da volerlo conoscere. Ed è così che anche questo fotografo immortala una leggenda quando ancora non è tale: certo, Kubrick era già un nome per il mondo del cinema. Ma ancora non aveva mostrato al mondo una sua opera così violenta e ossimorica da rendere Shining quasi una storia per educande.

Il film esce in America nel ’72, compiendo quest’anno 45 anni. Candidato a diversi Oscar, è comunque un film che ha scatenato e scatena tutt’ora le più disparate critiche. Sono proprio le foto di Kasterine a fissare, ancor più immortali che su pellicola, i grandi momenti di violenza del film. Arancia Meccanica è un continuo colpo allo stomaco e, ad ogni visione, ti lascia con la stessa sensazione di disagio della prima volta: ogni colpo inferito da Alex e i suoi fratellini, ogni stupro e ogni depravazione sono ogni volta visti per la prima volta.

Facente parte della trilogia fantascientifica di Kubrick (con 2001 Odissea nello Spazio e Il Dottor Stranamore) è sicuramente quello che, benché ambientato in uno strano futuro distopico, non sembra davvero un avvenire così lontano.

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Una scena di Arancia Meccanica

Kubrick non lasciava nulla al caso nei suoi film: ogni set era sistemato in modo maniacale, ogni fotogramma studiato, ogni ripresa seguiva schemi ben precisi nella sua mente. Gli abiti curati da Milena Canonero ci ritraggono superoi totalmente sbagliati, dediti al sesso e per niente casti e puri: il bianco delle loro divise si macchia facilmente di sangue, che ivi rimane per lunghe scene, monito delle loro malefatte. Gli interni, influenzati dichiaratamente dalla Pop Art, contraddistinti da tinte forti e luminose, contrastano con il nero delle anime di Alex e compagni e contrastano fortemente con la prigione in cui i fratellini invieranno il proprio capo.

Sesso e violenza sono ovunque, continuamente, connotati da un piacere e da una spontaneità aberrante. Il corpo della donna è mero oggetto. Soprammobile sessualmente connotato come gli altri.

Kubrick voleva fare un film di denuncia, sottolineando quali fossero i binari che la nostra società stava percorrendo, senza freni:  molti non capirono, e ancora oggi non capiscono, che la sua violenza gratuita, alle volte davvero difficile da sopportare per la normale immedesimazione dello spettatore nella pellicola, voleva essere la più forte denuncia che riuscisse a fare.

Ed è quella violenza, mista a Ludovico Van e Rossini, il ritmo dei calci sferrati cantando Singing in the Rain, che troviamo nelle foto di questa mostra, immortale monito di come dopo 45 anni Arancia Meccanica sia attuale.

La potenza della macchina fotografica che ha immortalato due grandi leggende al lavoro con alcune delle loro più grandi opere è il motivo che vi porterà, senza nemmeno pensarci, a Bologna alla Galleria Ono Arte Contemporanea.

INFO

Bowie before Ziggy Fotografie di Michael Putland 

12 marzo – 30 aprile

(Opening, sabato 12 marzo, dalle ore 18.30 via santa margherita, 10 bologna)

A Clockwork Orange. Fotografie di DMITRI KASTERINE

19 marzo – 7 maggio

www.onoarte.com

Marta Merigo per MIfacciodiCultura

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