Corporea alla Città Della Scienza di Napoli: dalle ceneri dell’ignoranza rinasce la Cultura

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Si muore tutte le sere, si rinasce tutte le mattine: è così. E tra le due cose c’è il mondo dei sogni.
Henri Cartier- Bresson

Città della Scienza, Napoli. L’Italia intera ricorda il 4 marzo del 2013 come una giornata di buio, dove l’ignoranza ha tentato di porre fine alla crescita culturale di un paese in lotta per un futuro migliore.

citta_scienza__7_-480x300Tre anni dopo l’incendio che ha devastato buona parte di Città della Scienza, come una fenice risorge dalle proprie ceneri il centro della scienza di Napoli rinasce con il progetto Corporea, primo museo italiano dedicato al corpo umano, su una superficie di cinquemila metri quadri, dotato di un planetario da 130 posti (il più grande d’Italia) ed aree dedicate alle start up del settore biomedicale.

Inaugurato non a caso il 4 marzo di quest’anno alla presenza orgogliosa del Ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Claudio de Vincenti, il Governatore della Campania Vincenzo de Luca e il Sindaco di Napoli Luigi de Magistris, la serata si è arricchita di momenti culturali inediti dati dalla proiezione di alcune parti del film My Italy di Bruno Colella, ancora in fase di post-produzione, e dall’importante presenza di Eugenio Bennato con Taranta Power e Carlo d’Angiò, co-fondatori della Nuova Compagnia di Canto Popolare, Tony Esposito, il sociologo Lello Savonardo nell’inedita veste di musicista, e Pietra Montecorvino.

L’investimento per la realizzazione di questo progetto è stato importante, infatti parliamo di 27 milioni di euro spesi tra contenuti e contenitori: un lavoro rivolto alla realizzazione di uno spazio adeguato allo studio e conoscenza del corpo umano.

175518501-445470e2-e45f-4e0b-9973-81a403088dbdIl professore Vittorio Silvestrini ogni giorno all’interno della struttura osserva e cura l’andamento delle operazioni ed il reperimento della strumentazione scientifica, con il desiderio di concludere tutto il percorso lavorativo entro il 4 marzo 2018, ovvero 5 anni dopo l’incendio, per toccare con mano un sogno di speranza.

Cinquemila metri quadrati sono già pronti e con essi è sempre più concreto il progetto di coinvolgimento di bambini e giovani nelle attività didattiche e nei percorsi di studio e formazione, oltre che l’intenzione di dare nuova vita al planetario che con l’incendio è sparito, lasciando a vista solo il suo freddo scheletro di acciaio. Passo importante sarà completare la cupola e la “porta d’accesso alle stelle” per i piccolini, che attraverso un viaggio in 3D avranno ancora la possibilità di muoversi negli spazi infiniti del cielo. A pochi passi l’anfiteatro a mattoncini rossi, le fontane, il giardino… tutto come prima, tutto meglio di prima.

UpkPfA5XLjgks32AkW+iLMRxCD9+tL1QdmMHfWok8wg=--corporeaCorporea sarà collegato alla Sala Newton, e i due edifici, il vecchio Science Centre e il nuovo museo del corpo, saranno comunicanti attraverso una passerella in acciaio, pronta già entro la fine dell’anno.
I quattro livelli saranno collegati da scale mobili e ascensori, il terzo piano, sarà lo spazio incubatore di imprese biomedicali, mentre l’ultimo sarà invece destinato alle mostre temporanee ed eventi. Le due terrazze offriranno un panorama spettacolare su Coroglio dove il mare, il pontile di Bagnoli e parte del Golfo entrano prepotentemente nei nostri occhi attraverso le vetrate del palazzo.

Ad oggi rimane però ancora visibile lo scheletro del museo incendiato, con le macerie ancora da rimuovere: un’immagine terrificante atta a riportare alla mente l’orrore dell’incultura umana, un ricordo che il nuovo sogno non potrà cancellare, una visione di morte ma allo stesso tempo di speranza.
Napoli sa come rinascere.

Grazia Nuzzi per MIfacciodiCultura

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