Qiu Zhijie e il ciclo eterno della rivoluzione in “Monument”

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Qualcuno disse che la storia è ciclica. Qiu Zhijie, artista attivissimo nel panorama artistico internazionale, ha semplicemente preso questa dichiarazione “alla lettera” nella sua serie Monument. In questa serie di lavori, ultimamente esposti alla mostra Linguistic Pavilion al Minsheng Art Museum di Shanghai, iniziata nel lontano 1994, Qiu espone delle stampe su carta e dei cubi in cemento. All’apparenza interpretabili come sculture minimaliste, ma lungi da essere tali artefatti per il loro contenuto concettuale dato dalla loro lunga elaborazione.

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Qiu Zhijie, Revolutionary slogans of the Successive Dynasties, 2006, 80×80 cm, stampe ad inchiostro su carta di riso e cemento.

In una delle opere appartenenti alla serie Revolutionary slogan of the Successive Dynasties, l’artista fa ricerca di alcuni degli slogan cinesi più importanti. Non solo dei famosi slogan appartenuti alla Rivoluzione Culturale, ma anche alle molte rivoluzioni che animarono il paese, a cominciare (la prima stampa in alto a sinistra) dalla rivolta contro l’allora attuale imperatore nel lontano 300 a.C.

Ogni slogan è cesellato su un elemento in cemento che funge poi da matrice da stampa. Ogni frase è poi impressa su un foglio di carta di riso di grandezza varia (60×60-80×80 cm). Dopo aver impresso la battuta, lo stampo è ricoperto da altro cemento. Poi inciso con lo slogan successivo e così via per sedici volte fino ad arrivare all’impronta degli slogan contemporanei.

Gli slogan sono esposti in modo conseguenziale e il risultato finale del lavoro su ogni stampo presentato di fronte a questi. Il cubo di cemento non rivela alcuna scrittura, ma le macchie di inchiostro colato ai bordi ricordano il contenuto storico e sociale celato al suo interno. Il lavoro si concentra quindi sull’idea di rivoluzione che si percepisce in ogni periodo storico di transizione. Su come ad ogni cambiamento estremo di uno status quo sociale l’uomo abbia associato un aforisma che sembra rappresentare a pieno tale alterazione. L’innovazione è rappresentata visivamente in modo esemplare anche dal mutare dei caratteri che dall’antica scrittura sigillare d’epoca imperiale passa ai famosi caratteri semplificati, tutt’ora in uso nella Mainland.

Ma è anche un lavoro che ci parla del tempo. Quella unità temporale impossibile da calcolare che si situa tra un mutamento ed un altro. Tra una rivoluzione che da vita al cambiamento tanto agognato alla successiva che distrugge finalmente il sogno divenuto incubo, rendendo un ricordo “concretamente” illeggibile. È così che trovandoci di fronte a questo sgraziato cubo grigio ci chiediamo: quando (r)aggiungeremo il prossimo st(r)ato?

Lorenzo Rubini per MIfacciodiCultura

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