“Japan Pop Art”: oltre al manga c’è di più

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L’arte giapponese contemporanea, sperimentale e attuale si tinge di colori pop, ironizza sulla società e si mostra come di consueto nella sua accezione “kawai” (in modo carino e “coccoloso“).

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Hiroyuki Takahashi

Alla galleria milanese Deodato Arte si è svolta, il 28 gennaio e il 1 febbraio scorsi, una doppia preview di una mostra che ha suscitato davvero molto interesse: Japan Pop Art, o Pop Art Giapponese, che inaugurerà ufficialmente domani nella sede della galleria in via Pisacane 36.
La mostra vedrà alternarsi i lavori di quattro artisti giapponesi di età e livelli di carriera molto differenti: Tomoko Nagao, Hiroyuki Takahashi, Hikari Shimoda e Hitomi Maehashi.

Si sonda una nuova generazione di sperimentazioni d’arte giapponese pop, ispirata principalmente ad una continuazione dello stile Superflat, che ricerca nei manga e anime un modello imprescindibile e allo stesso tempo continuamente variabile.

Lo stile Superflat, quello delle immagini “appiattite” a tinte fluo e accese, rese così dal commercio e dalla grafica giapponese, si afferma e si ripropone con Tomoko, classe 1976, che presenta una fortissima componente identitaria occidentale (è sposata al curatore della stessa mostra, Christian Gangitano) mista a un’inclinazione al sociale.

Parola chiave: nipposuggestioni. Questo è un termine che può indirizzare verso una lettura ambivalente: le suggestioni che influenzano noi, che provengono dal Giappone, in realtà sono lo specchio di quelle – altrettanto forti – che colpiscono l’immaginario dei giapponesi, derivanti dalla nostra cultura artistica. Così il Bacchino e la frutta della Canestra del Caravaggio come le Meninas di Velázquez vengono trasformati in personaggini carini e gommosi. Stessa sorte tocca a Topolino e alla Nascita di Venere di Botticelli. Nel marasma si aggiungono anche marchi di multinazionali, aziende di beni di consumo, italiane o americane, in un mix davvero colorato e un po’ confusionario.

TOMOKO NAGAO, Hokusai-The Great Wave of Kanagawa with mc, cupnoodle, kewpie, kikkoman and kitty, 2012, Digital Art, 50 x 70 cm- 70 x 100 cm.jpe
Tomoko Nagao

Il resto della mostra Japan Pop Art in realtà comprende in modo totalmente onnivoro tutte le arti: Hiroyuki Takahashi è la star giapponese del Mood Shōjo, re del vestiario artistico femminile. Egli crea litografie d’immagini femminili aggressive e dinamiche, in un certo senso emblematiche dei manga giapponesi; forse non originalissime ma di grande perizia grafica e amore per i dettagli. Hikari Shimoda testa il mondo dell’olio su tela con volti dagli occhi rotondi e vitrei che rincorrono da un lato lo stile “irasuto” dell’illustrazione giapponese, dall’altro tentano di discostarsene. Interessante è una apparente ricerca psicologica attraverso l’inespressività dei lineamenti legata ad una continua serie di rimandi e simboli.

Christian Gangitano ha espresso durante la preview qualche parola a spiegazione e precisazione delle correnti artistiche presenti in mostra. Ha introdotto gli artisti come i prosecutori della corrente iniziata con Hokusai, Hiroshige e Utamaro, dell’ukiyoe, il mondo fluttuante (l’opera più replicata di Tomoko è per l’appunto la celeberrima e quanto mai inflazionata Grande Onda), ma qui siamo decisamente in un’altra dimensione: un collegamento dovuto ma forse tirato avanti per troppo tempo, attraverso troppi cambiamenti della società e del contesto storico (non solo giapponese).

HIKARI SHIMODA, Children of this planet 24, 2014, Oil on cotton, mounted on board, 45,5cm x 53cm
Hikari Shimoda

L’ultima artista, Hitomi Maehashi, viene presentata al pubblico come la “regina” della pittura digitale su fotografia. I suoi sono autoscatti (per dirla in maniera più attuale, “selfie”) manipolati e resi eterei e un filo assurdi, irreali, in particolare per l’arrotondamento dei bulbi oculari. Lei, giovane e in rapida ascesa, si concentra su un percorso non nuovo ma ricco di innumerevoli tentativi sperimentali: l’augurio è che la strada intrapresa evolva verso soluzioni anche più distanti da quella attuale.

Quello che è certo che la pop art giapponese coinvolge i giovani, e meno giovani, milanesi, attrae coi suoi colori e i suoi intenti sociali: è un’arte che si presta alla divulgazione di un messaggio che arriva molto chiaro ad un gran numero di suoi interlocutori.

Gaia Boldorini per MIfacciodiCultura

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