La Casa-Museo Giovanni Verga finalmente riapre al pubblico

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Verga_casa2La Casa-Museo Giovanni Verga di Catania riapre le sue porte al pubblico quest’oggi dopo lunghi lavori di restaurazione finanziati dai fondi europei attraverso la mediazione della Soprintendenza per i Beni Culturali e Ambientali di Catania e del direttore della Casa-Museo Giovanni Di Stefano.
I lavori hanno interessato in particolar modo l’arredamento e i libri della biblioteca privata verghiana, la quale raccoglie oltre 2600 volumi rilegati in oro e con dedica dei vari autori quali Capuana, De Roberto, Fogazzaro e tanti altri. Inoltre sono state allestite delle sale di lettura adeguate alla fruizione anche di studiosi ipovedenti e non vedenti per i quali è previsto l’utilizzo delle mappe tattili oltre alla tradizionale audioguida.

CANON-379_petit-592x394L’appartamento si trova al secondo piano di un palazzo presso il centro storico catanese e qui Verga, illustre esponente del Verismo ottocentesco, risiedette per lunghi periodi circondato da familiari e dagli amici più cari. Una casa che colpisce il visitatore per l’austera sobrietà ben lontana dallo sfarzo e dal lusso, riflettendo in pieno la semplicità dell’autore dei Malavoglia.
Nella sala d’ingresso vi è una scrivania che lo scrittore aveva con sé durante il periodo che visse a Milano, ed un incisione sulla parete di Francesco Di Bartolo da Gli Iconoclasti di Morelli. Da destra si accede all’antico salotto e qui si trovano un busto di gesso brunito di Verga, una maschera di cera del padre Giovanni Battista Verga Catalano, realizzata nel 1863 e custodita in un cofanetto in mogano, e una vistosa pergamena policroma di Alessandro Abate, dono allo scrittore in occasione delle onoranze per il suo ottantesimo compleanno.
Al centro dello studio-biblioteca, sotto un elegante lampadario a petrolio, vi è uno splendido tavolo di noce intagliato sul quale piano giacciono un tagliacarte di porcellana, un tampone e la riproduzione della campana di Rovereto in terracotta con miniature eseguite dall’amata Contessa Dina Castellazzi di Sordevolo. Tra i suoi tanti doni ricevuti durante la sua carriera vi è anche un bassorilievo di ottone su lastra di marmo, realizzata da Niccolini, nella quale viene raffigurata l’Etna e i Templi Greci, con tanto di dedica: «A Giovanni Verga luminoso interprete e significatore dell’anima siciliana romanzatore principe della Nuova Italia nel LXXX anno bene augurando i concittadini orgogliosi».
Alle pareti, sopra la libreria, il ritratto ad olio dello scrittore eseguito da Amedeo Bianchi che guarda, sulla parete di fronte, quello del maestro Antonio Abate.
Nella camera da letto troviamo un trumeau, comodino su cui la notte della scomparsa, avvenuta nel 1922, giaceva l’ultimo libro ricevuto in dono: il Natio borgo selvaggio di Ferdinando Paolieri, un camino sormontato da uno specchio, dipinti di gusto neoclassico, un armadio con specchiera che custodisce cinque abiti da cerimonia, due cappelli, una tuba ed una bombetta appartenuti allo scrittore. Sulle pareti della stanza da letto sono esposte alcune foto sbiadite dei familiari affiancate da ritratti e da riproduzioni fotografiche di alcuni dipinti di Rembrandt e Velàsquez, pittori assai stimati da Verga. Ultima tappa, la sala da pranzo, tappezzata da altre riproduzioni fotografiche e da un dipinto di Calcedonio Reina datato 1897.

giovani2La dimora è stata dichiarata monumento nazionale nel 1940. Morto il suo ultimo erede, Giovannino Verga Patriarca, l’edificio fu venduto alla regione il 23 febbraio del 1980, che lo trasformò in un museo letterario.

Fu fra queste mura domestiche che prese corpo l’idea di Verismo, corrente letteraria che affronta la realtà sociale e umana, scrutando la condizione dell’uomo. Qui presero corpo opere di spessore internazionale: Malavoglia, Storia di una capinera, Rosso Malpelo, Mastro Don Gesualdo, opere che preservano l’immortalità non solo di un grande scrittore, ma di un grande uomo.

Lorena Di Stabile per MIfacciodiCultura

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