Il fascino conturbante del Simbolismo in mostra a Milano

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ID200_Palazzo-Reale_Milano_01_(Flickr_Bri74)A Palazzo Reale di Milano è in corso la mostra Simbolismo. Dalla Belle Époque alla Grande Guerra, apertasi lo scorso 3 febbraio e in programma fino al prossimo 5 giugno.
L’esposizione è articolata in 18 sezioni tematiche, presentandoci opere e testimonianze del grande talento di artisti quali Fernand Khnopff, Max Klinger, James Ensor, Gustave Moreau, Arnold Bocklin, Odillon Redon, Galileo Chini e Giovanni Segantini (il principale esponente del movimento divisionista in Italia).

Questi sono alcuni degli autori europei presenti, e sono solamente pochi campioni dei nomi che firmano il percorso espositivo a Palazzo Reale, pronto a farci oltrepassare il confine dell’evidente e accompagnarci in un mondo nascosto, intimo e confidenziale della natura creata.

La mostra mette a nostra disposizione ben 150 opere provenienti da collezioni private, così come anche da musei europei e italiani, il tutto in nome di un’auspicata diffusione di quel simbolismo tanto prezioso per la storia dell’arte, un movimento artistico secondo il quale, solamente con questo superamento verso l’autentica non-oggettività, possiamo dialogare con il cuore della pura natura.

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Galileo Chini – La primavera che perennemente si rinnova (1914)

Simbolismo significa offrire ai nostri occhi qualcosa che suscita un rimando a qualcosa di diverso, con l’incredibile capacità di tradurre in immagini concetti ardui e complessi, difficilmente esprimibili in altri modi più razionali e comuni. Le immagini diventano così una sintesi dei principi e delle domande universali a cui l’uomo si trova davanti senza facoltà terrena di altra elaborazione.

Volendo andare sempre oltre le apparenze, tale movimento artistico – con i rispettivi riflessi in altri settori del mondo della cultura europea del momento, come in letteratura con Stéphane Mallarmé o Charles Baudelaire – è stato un mezzo e un linguaggio di comunicazione che ha abbracciato internazionalmente le menti a cavallo tra la fine del Diciannovesimo secolo e l’inizio del Ventesimo. Siamo ormai in una fase artistica, questa, che ha lasciato alle spalle la riproduzione dell’istantaneo reale, non vuole più catturare il momento, il “qui e ora” – cuore del pensiero degli Impressionisti. Con il simbolismo andiamo nell’oltre: oltre gli oggetti, oltre il solo senso della vista primaria, oltre l’impressione dell’istante. Andiamo così nella sfera dell’amore, del sogno e dell’incubo, della metafora e dell’allegoria che sfumano e avvolgono le emozioni e le sensazioni dello spirito umano, il quale non è corpo fisico in un mondo di barriere definite e toccabili.

Le tinte cupe del nostro animo, che vengono dispiegate da artisti europei che cercano risposte ed espressione alle questioni dei grandi valori umani, trovano una speculare apertura nelle realizzazioni degli artisti italiani che porteranno la loro abilità fino alla creazione del Divisionismo, che vuole concentrarsi su una migliore resa luministica della realtà e di cui Giovanni Segantini (esposto a Palazzo Reale) è maestro. Gli italiani, a differenza per esempio dei soggetti più gioiosi e tipici francesi, propendono per una scelta di tematiche simboliste miste a quelle d’ambito sociale, e la luce qui diventa lo strumento e il mezzo per trasportare il soggetto in quel mondo oltre il reale, quello del suggestivo e del poetico.

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Giovanni Segantini – Mezzogiorno sulle Alpi (1891)

Il simbolismo ha accompagnato l’arte e la cultura del suo periodo nell’epoca della modernità. Ha fatto da base per lo sviluppo di scienze, quali la psicoanalisi, ha anticipato il futurismo e aperto strade alla conoscenza di una nuova rappresentazione dell’immagine pittorica.

Pezzi di storia, pezzi di arte, pezzi di cultura e pezzi di un passato che hanno permesso lo sviluppo di una parte del nostro presente. Questa mostra a Palazzo Reale di Milano è un vero tesoro in esposizione. Sarà una gran gioia per occhi e anima farci accompagnare da questi artisti lungo il percorso allestito.

Sabrina Pessina per MIfacciodiCultura

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