Back toDay. 3 marzo

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Giochiamo a carte scoperte: il filo logico della giornata di oggi è inesistente. Centoquattro anni fa nasceva l’originaria “donna di platino” di Hollywood, Jean Harlow (1911-1937), che Madonna menzionava nella lista di star super-cool della canzone “Vogue” (“Marlon Brando, Jimmy Dean / On the cover of a magazine. / Grace Kelly; Harlow, Jean / Picture of a beauty queen”). Ma, a dispetto di tutto questo glamour, il poeta-sceneggiatore Joseph March disse che Jean aveva “la forma di un secchio dell’immondizia”. Una definizione curio3 marzo #1sa quanto gratuita che non mi pare trovi riscontro nella realtà. Ma, già che ci siamo, parliamo di Monnezza.

Lo scrivo con la maiuscola in quanto è il nome d’arte del personaggio interpretato da Tomás Milián in quei film sofisticati di fine anni ’70, diretti perlopiù da Umberto Lenzi, che portavano i seguenti nomi: “Il trucido e lo sbirro”, “La banda del trucido” e “La banda del gobbo”. Che strano: Milián, che oggi compie ottantatrè anni, cominciò la sua carriera cinematografica con registi raffinati come Luchino Visconti (in “Boccaccio ’70), gente che aveva crisi isteriche se i fiori presenti sul set non venivano cambiati giornalmente.

Insomma, Milián passò dai giovanotti viziatelli della “meglio gioventù” de “I delfini” (1960, Citto Maselli) ai “peggio borgatari della Roma malamente”, ovverosia Er Monnezza il meccanico e il suo orrido fratello, il Gobbo.

Già che siamo arrivati alla Roma degli anni ’70, tanto vale menzionare un altro personaggio tipico dell’epoca: compie cinquantotto anni l’ex sindaco della Capitale Gianni Alemanno, che – mentre il Gobbo ed Er Monnezza compivano le loro prodezze – faceva il militante neo-fascista e andava in giro a distribuire… destri, per coerenza.

Dal nero di Alemanno / al platino di Jean

il volo è assai pindarico, / ne do la colpa al gin.

Andrea Meroni per MIfacciodiCultura

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