“21 Grammi”: il peso dell’anima di Gianfranco Gentile in mostra a Verona

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OPERA PODS DANCE
Pods Dance

Ci aggiriamo per le città connessi, sempre di fretta e immersi nei nostri pensieri talmente tanto veloci che non osserviamo più nulla, siano luoghi, oggetti, persone. E così facendo, sono convinta, perdiamo delle occasioni importanti.
Occasioni in cui ancora una volta potremmo essere stupiti, restare senza fiato oppure semplicemente aprire gli occhi e pensare «Accidenti!».

Questo è quello che ho pensato io qualche giorno fa quando sono andata alla galleria Artantide di Verona per visitare la mostra di Gianfranco Gentile dal titolo 21 grammi. A lasciare davvero sorpreso chiunque voglia immergersi in questo particolare viaggio artistico, è un’opera di ben 150 metri quadrati di estensione esposta sulla facciata principale di una location industriale. Installazione che vuole lanciare un messaggio forte di valorizzazione e recupero di un luogo al quale dare nuova vita e nuovo respiro.

21 grammi: il titolo è emblematico e spirituale se si pensa che per molti è riconducibile al peso dell’anima nel momento in cui viene esalato l’ultimo respiro. Titolo che però vuole essere anche un inno alla leggerezza perché leggero è il materiale che l’artista utilizza in modo esclusivo per realizzare le sue opere.
Questo materiale è il cartone, spesso considerato povero e di scarsa importanza e che qui, invece, viene rivalorizzato in modo assoluto. Non un semplice involucro né tanto meno un effimero supporto ma l’elemento principale del lavoro artistico.

Su cartone, Gentile, dipinge direttamente utilizzando una raffinata tecnica di pittura a pastello per poi eliminare tutto ciò che è in eccesso attraverso una fase di incisione e intaglio perfetta, minuziosa e meticolosa.
Costanza, pazienza e assoluta precisione sono le caratteristiche principali del processo creativo e di lavorazione di qeste opere nelle quali rimane solo l’essenziale e nulla più.

OPERA LAVORI IN CORSO
Lavori in corso

I soggetti prediletti dall’artista sono due: i reperti industriali e i fiori. Soggetti che vengono fotografati direttamente sul luogo in cui vengono trovati per poi essere riprodotti in un secondo momento destrutturati ed espansi nelle dimensioni. Così facendo si dà la possibilità, a chi li osserva, di vedere la realtà da un altro punto di vista percependo dettagli che a occhio nudo non si potrebbero cogliere.

Opere con un valore simbolico importante che ci spingono a guardare davvero dentro le cose invitandoci a compiere anche un percorso dentro noi stessi fino ad arrivare alla nostra anima, la nostra essenza.

Da un lato oggetti dimenticati a cui dare nuovo valore dall’altro la bellezza effimera colta nel momento del massimo splendore.
I colori cupi e limitati degli oggetti industriali affiancati alle cromie ben più ampie e delicate degli elementi naturali.

Un viaggio nel nuovo iperrealismo, oserei dire, che mi ha appassionata e piacevolmente coinvolta perché non sempre si trovano artisti così sensibili e generosi che con grande impegno e senso della responsabilità ci permettono di riflettere su noi stessi, sui nostri atteggiamenti e sulle conseguenze, positive o negative che siano, che i nostri comportamenti producono.

Rossana Cavallari per MIfacciodiCultura

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