Romano Scarpa in mostra a Milano: “Dall’unghia di Kalì all’ultimo Balabù”

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Quando uscì Topolino numero 3000 riuscii ancora a sentire l’emozione di quando ero bambina e, per posta, arrivava settimanalmente il postino con la mia copia.

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Romano Scarpa

Quel numero, 3000, è stato un simbolo, una cifra di grande impatto: la mia infanzia era passata per un gran numero di avventure, di storie e di pomeriggi tra Paperopoli e Topolinia. Talmente tante da raggiungere (e superare) i 3000 numeri.

Eppure, leggere Topolino è esattamente come allora. Ci sono i tuoi personaggi preferiti, quelli che magari non sono presenti in tutti i numeri e, quando si presentavano, erano i primi di cui leggevo la storia.

Io, per esempio, amavo Amelia (la strega che ammalia): una donna che viveva sola, con un corvo, praticamente in cima al Vesuvio, che aspettava solo di catturare il Decino di Paperone.

Un’altra donna che attendevo con ansia era Brigitta McBridge, la bionda papera che cercava in tutti i modi di conquistare il vecchio e tirchio De Paperoni. Il quale, più di una volta, nonostante la cacciasse dal suo deposito era più volte sorpreso nel dimostrare un sincero affetto per la pressante Brigitta. Forse, si da bambina, mi attiravano le storie d’amore complicate e, in fin dei conti, impossibili.

LOC-SCARPA-WEB-1Solo molti anni dopo scoprii che la spasimante del più ricco abitante di Paperopoli era una creazione di Romano Scarpa. Il quale, nella sua vita, ha creato una tale quantità di personaggi che può rivaleggiare solo con Carl Barks. Per esempio, è di sua invenzione Trudy, la fidanzata del perfido Gambadilegno, nonché Plottigat, cugino del delinquente di Topolinia. Oltre a Brigitta diede vita anche a Filo Sganga, insolito socio fin troppo pasticcione della papera. Fra gli altri, come ad esempio Sgrizzo Papero o Atomino Bip Bip, una delle sue ultime creazioni fu Petulia Bassettoni, la moglie del commissario, spesso dotata di mestolo e bigodini.

Ma questi sono solo alcuni dei personaggi emanati dalla sua matita, forse la più prolifica e mitica di questi 3000 numeri di Topolino.

Ed è il suo genio quello celebrato nella mostra milanese dal nome Dall’unghia di Kalì all’ultimo Balabù, ospitata fino al 13 marzo 2016 al Museo del Fumetto.

Grazie alla collezione di Marco Castelletta e all’archivio della Fondazione Franco Fossati, con la collaborazione di Topolino, viene omaggiata la figura di Scarpa con più di 150 tavoli originali. Schizzi, bozzetti e altro materiale inedito, tra cui alcune sue sceneggiature.

Si potranno trovare ad esempio le tavole della sua prima storia pubblicata sul settimanale: Biancaneve e Verde Fiamma (1953), la cui storia già ci dice molto sulla grandezza di questo artista (fumettista sarebbe davvero riduttivo).

Nato a Venezia il 27 settembre del 1927, Scarpa fu sempre grande lettore di Topolino, interessandosi già da giovanissimo al lavoro dell’animazione e del fumetto. I suoi studi vennero interrotti dalla guerra, eppure Romano non si fece intimorire, anzi: studiò da autodidatta, coltivando la sua passione, che lo porterà a lavorare a diversi lavori di animazione.

E fu così che nel 1948 arriva davanti a Mario Gentilini, allora direttore di Topolino. Gli presenta delle sue tavole di prova ma, come forse capita sempre ai grandi artisti, viene respinto. Ma non demorde e nel ’53 torna nella redazione che qualche anno prima lo aveva rifiutato: questa volta colpisce Gentilini grazie ad una storia completa inserita nel suo portfolio.

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Biancaneve e Verde Fiamma (1953)

Ma non lo assunse.

Lo mise alla prova.

Gli chiese di disegnare per il giorno successivo i personaggi più difficili di Walt Disney.

Biancaneve e i sette nani.

Scarpa, amando tutta la produzione statunitense che tanto aveva studiato, supera il test. Ed è così che gli viene affidata la sceneggiatura di questa storia, Biancaneve e Verde Fiamma, sui numeri 78-80 di Topolino. A lui che disegnerà per il numero 2000, unendo tutti i suoi personaggi più famosi!

Da allora, diventa la punta di diamante della produzione disneyana italiana: considerato uno dei primi autori della Disney italiana, è considerato anche uno degli ultimi della produzione americana: fu intatti l’unico, dopo il grande Floyd Gottfredson, a realizzare storie a striscia autoconclusive. Una di queste è proprio Topolino e l’unghia di Kalì, che dà il nome alla mostra, pubblicata sui numeri 183-184 di Topolino nel ’58. La storia è un vero e proprio giallo, in cui Topolino deve indagare sul furto di un’unghia della preziosa statuetta indù di un amico di Minni, la quale spinge il fidanzato nelle indagini. Infatti, alla polizia poco interessa dedicarsi ad un caso all’apparenza di poco conto: ma il mistero si infittisce e Topolinia è atterrita da una strana creatura a più braccia che si aggira nella notte per la città.

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Topolino e l’unghia di Kalì (1958)

Ad oggi, è considerata un classico del fumetto disneyano italiano: Scarpa, grazie anche ai suoi studi e alla sua passione per il cinema, riuscì a portare nelle sue strisce un taglio cinematografico e, spesso, dai toni noir, figli della sua passione per Hitchcock.

È proprio lui, ad esempio, che nel ’55 porta in auge Macchia Nera, acerrimo nemico di Topolino (un altro dei miei personaggi preferiti che così raramente si trovavano nei numeri settimanali) che manca sulle scene dal suo esordio. Una storia pubblicata anche in America che, come molte storie di Scarpa, vanta i testi di Guido Martina.

Sono tanti, innumerevoli e inestimabili, i lavori di Scarpa, che lavorò per esempio anche alla saga a puntate degli anni ’70, affiancato da Giovan Battista Carpi: Storia e gloria della dinastia dei paperi.
Ma elencarli tutti sarebbe davvero impossibile, anche per chi, come me, inconsapevolmente da bambina spesso si è trovata di fronte ai suoi disegni, alle sue storie, ai suoi capolavori.

Il 23 aprile del 2005, purtroppo, si è spento a Malaga, dove viveva da qualche anno.
Ma il suo mito è indelebile, sulla carta e nelle sue animazioni, e ci ricorda costantemente un grande fumettista italiano che ricevette più volte i complimenti di Carl Barks.
Mito che, oggi, potete osservare in tutto il suo disneyano splendore in una Milano che, ultimamente, ha finalmente deciso di dare al fumetto lo spazio che si merita.

INFO:

Dal 16 Gennaio al 13 Marzo 2016

Orari di apertura:
da martedì a venerdì, ore 15.00-19.00;
sabato e domenica, ore 15.00-20.00.

Biglietti:
intero 5,00 euro;
ridotto 3,00 euro;
convenzionato 4,00 euro

Marta Merigo per MIfacciodiCultura

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