United colours of Oliviero Toscani

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2602Oliviero Toscani è una delle figure di spicco della fotografia nonché della cultura italiana: il suo linguaggio tagliente e talvolta controverso, l’ha reso unico e riconoscibile tra molti.

Figlio d’arte, nasce a Milano il 28 febbraio 1942 e sviluppa fin da giovanissimo una passione per la fotografia che diverrà il mezzo attraverso il quale combattere il perbenismo a-sentimentalmente accettato, metterlo a nudo e mostrare la possibilità di nuove aperture: attraverso l’immagine fotografica, alimentata da uno sguardo acuto e critico, manifesta tutte quelle forme di ottusità, fanatismo, oscurantismo e intolleranza che avvelenano la convivenza civile.

Non sono un pubblicitario, però devo dire che anche Michelangelo faceva il pubblicitario per la chiesa, quindi vista in questa prospettiva non è male. Io faccio il fotografo. Sono un uomo libero perché combatto per la mia libertà. Io voglio vivere, non sopravvivere. Purtroppo ci hanno condizionato a sopravvivere, siamo tutti condizionati da questa spada di Damocle che è l’economia.

Toscani è un immaginatore, crea delle situazioni si ispira apertamente alla scuola tedesca del Bauhaus in cui:

L’arte cerca di creare nuove relazioni tra i fenomeni noti e quelli sconosciuti e ci spinge ad acquisirli attraverso le nostre capacità funzionali. Questa è la ragione del costante bisogno di nuove espressioni creative.

©olivierotoscani_jesus_jeansLa sua fotografia è portavoce della funzione moderna interdisciplinare della comunicazione visiva: mentre i suoi primi reportage mettono in luce le caratteristiche dei tempi che correvano (1968), i ritratti di nuove mode e dei “nuovi comportamenti” gli fanno guadagnare contratti con le migliori riviste di moda (Elle, Vogue) per poi approdare nel complesso universo “mondano” delle campagne per alcuni tra i marchi più importanti, Valentino, Chanel, Fiorucci.

Soprattutto due scatti tra i sui primi lavori hanno fatto scalpore: sono quelli conosciutissimi per Jesus Jeans. La pubblicità, uscita in Italia negli anni ’70, scandalizzò non solo Pier Paolo Pasolini, ma l’intero paese.

È però nel 1982 che inizia ad esser conosciuto al pubblico mondiale: in questi anni cura le campagne pubblicitarie per il gruppo Benetton e per il marchio United Colours of Benetton, in cui alla bellezza dello scatto si affianca il pensiero dell’autore che, sovvertendo la pacifica e comune rappresentazione delle dicotomie uomo-donna, bianco-nero, palestinese-israeliano, si pone come mirabile provocatore e per questa ragione divenne ben presto “il fotografo più controverso d’Italia”. Toscani giocando con le “opposizioni” non si limita a fornire una semplice rappresentazione “oggettiva” del mondo, ma si impegna ad assicurare la coabitazione di identità opposte, per abbattere le barriere e assicurare il dialogo tra i popoli uniti così sotto un’unica bandiera, quella della marca.

download (1)Nonostante i pareri contrastanti della critica e i tentativi di censura, come nel caso eclatante dello scatto della neonata Giusy con il cordone ombelicale ancora da recidere, l’arte di Toscani continua ad essere premiata, soprattutto quando la disapprovazione superficiale imbocca la strada della reale comprensione rompendo, quindi, le sue stesse barriere per approdare nell’impervio terreno dell’arte concettuale.

Non è colpa mia se non c’è pace. C’è chi fa il torero, il deputato. Io faccio il fotografo.

Oliviero Toscani ha fermato la realtà attraverso scatti concettualmente dinamici e come in Blow up (film del 1966 di Michelangelo Antonioni) ha avuto il coraggio di mettere in disordine un mondo di pace apparente.

Teresa Straface per MIfacciodiCultura

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