Libri distillati: metà pagine, metà trama?

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Notizie sempre più brevi, comunicazione in 140 caratteri, informazioni da riassumere nelle prime righe in modo che il lettore capisca subito il contesto: è questa la realtà dei giornali e telegiornali oggi. È però anche la realtà cui vanno incontro le case editrici, che propongono libri veloci e brevi, perfetti da leggere sul tram, in treno, nei pochi momenti liberi che le persone ritagliano durante la giornata. Ha deciso di sfruttare questo fatto Centauria, casa editrice milanese che, in questo mese ha dato alle stampe la terza edizione dei libri distillati, ovvero versioni brevi di bestseller più o meno lunghi, ridotti in modo da abbandonare le pagine più descrittive e focalizzarsi sulla trama.

LibriLe chiavi di lettura per questa operazioni sono due: il punto di vista del lettore e quello del direttore marketing. Partiamo dal secondo: con questa operazione Centauria ha effettivamente avuto un’idea vincente? La risposta è sì. Per quanto ci piaccia affermare il contrario, è purtroppo vero che, per avvicinare nuovi lettori, bisogna puntare sulla brevità. Si riduce sempre più il numero di quei fruitori assidui che, davanti a libri di 1000 e passa pagine (vedi Il Signore degli Anelli), decidono di accettare la sfida e di leggerlo. Se si vuole avvicinare un bacino d’utenza più ampio bisogna lasciare da parte le sezioni più noiose e descrittive e puntare sulla velocità, sull’avanzamento della storia. I 6 libri scelti sono tutti bestseller, come accennato, e quindi Centauria va sul sicuro, certa che la trama sottostante, anche se tagliata, può rimanere in piedi da sola, affascinare il pubblico. Ma siamo davvero sicuri che una scelta del genere possa spingere più persone a leggere, stimolare davvero la curiosità e la volontà di lettura?

Affrontiamo ora il punto di vista del lettore: inutile dire che non sarà positivo o entusiasta per tutti.
Per quanto mi riguarda, la pubblicità di quest’operazione sul giornale non ha suscitato commenti di gioia. Chiunque abbia mai provato a “lottare” con romanzi lunghi, capitoli in cui la trama non avanzava perché dedicati alla sola psicologia del personaggio o alla definizione dell’ambientazione, sa che rimanere concentrati su quelle pagine è dura. La voglia di saltarle ed arrivare ad un punto in cui effettivamente succede qualcosa è tanta, ma comunque a resistere, consapevoli che quelle pagine sono importanti per la costruzione del racconto. A mio avviso, l’esempio più lampante è per me Notre Dame de Paris di Victor Hugo: vi si trova un pezzo in cui l’autore si focalizza esclusivamente sull’architettura di Parigi, descrivendola nei minimi dettagli, partendo dalla periferia per arrivare al centro. Il tutto raccontato con dovizia di particolari, compresa la posizione dell’università, in quali quartieri si trovano i panettieri o le vie dove comprare la stoffa. Lo ammetto, quelle 20 e passa pagine hanno rallentato sensibilmente la mia lettura del romanzo, ma non per questo le ho saltate. Così come non si potrebbe saltare il capitolo dedicato alla monaca di Monza nei Promessi Sposi: è pura analisi psicologica di un personaggio, ma difficilmente qualcuno ne affermerà l’inutilità ai fini della trama. Eppure non succede niente, finita la descrizione gli eventi ricominciano dove li avevamo lasciati.

DistillatiChi decide quali parti tagliare e quali tenere? Questo è a discrezione della casa editrice. E nel caso di autori ormai deceduti? La decisione arbitraria di togliere o lasciare non va a ledere l’integrità di un’opera, rischiando di crearne una versione troppo superficiale?
Questo problema è lo stesso che già affrontiamo con le riduzioni cinematografiche dei grandi classici: chiunque abbia letto Il Grande Gatsby e poi visto il film non ha apprezzato la trasposizione del romanzo poiché l’analisi psicologica dei personaggi, del loro carattere e delle loro relazioni, non viene affrontata nella pellicola, impoverendo la storia e rendendola una fievole immagine di quello che era in realtà.

Sfuma quindi la possibilità che Centauria abbia fatto questa scelta al fine di stimolare la lettura, appassionare i lettori o divulgare nuovi libri.

Questa operazione sottolinea la scarsa volontà delle case editrici di investire in nuovi autori e testi, volendo invece puntare su libri già pubblicati, anche se tagliati, piuttosto che attivare progetti e idee che spingano i lettori ad ampliare il proprio bacino di lettura.
Mi spiace, ma più veloce non è sinonimo di più bello.

Eleonora Rustici per MIfacciodiCultura

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