Salgado, l’esigenza di un ritorno alla Genesi

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Credo che avere la terra e non rovinarla sia la più bella forma d’arte che si possa desiderare.

Andy Warhol

3_brasile_galleryDopo un lungo silenzio artistico, il fotografo brasiliano Sebastião Salgado torna fra noi con un  progetto iniziato nel 2003, frutto di otto anni di lavoro e oltre trenta reportage: il suo nome è Genesi, e troverà spazio presso la Sede di Palazzo Ducale, Sottoporticato, a Genova, dal 27 febbraio al 26 Giugno 2016.

Il lavoro vuole essere un monito rivolto all’uomo, un richiamo a vivere una condizione umana più rispettosa verso la terra, madre dall’infinito amore, sola natura capace di perdonare l’egoismo umano.

Salgado racconta, attraverso scatti di un bianco e nero lirico e potente, luoghi del mondo dove natura ed esseri viventi esistono ancora secondo un giusto equilibrio, secondo regole naturali, lontane dagli artifici moderni e dall’ipocrisia comune.

Salgado-Genesis-3Un viaggio fotografico di oltre 200 immagini, che cattura momenti e luoghi ancora puri: le foreste tropicali dell’Amazzonia, del Congo, dell’Indonesia e della Nuova Guinea, i ghiacciai dell’Antartide e dell’Alaska, i deserti dell’America e dell’Africa fino alle montagne dell’America, del Cile e della Siberia.

Un progetto altissimo, di elevato spirito e proposito. L’idea è quella di ricondurre l’uomo sulla retta via, di riportarlo a respirare la terra come madre e non solo come risorsa da svilire e massacrare, «Uno stimolo per imparare a guardare il nostro pianeta in modo diverso e capire l’importanza di proteggerlo», come afferma sua moglie Lélia Wanick Salgado, che spiega:

Genesi è la ricerca del mondo delle origini, come ha preso forma, si è evoluto, è esistito per millenni prima che la vita moderna accelerasse i propri ritmi e iniziasse ad allontanarci dall’essenza della nostra natura. È un viaggio attraverso paesaggi terrestri e marini, alla scoperta di popolazioni e animali scampati all’abbraccio del mondo contemporaneo. La prova che il nostro pianeta include tuttora vaste regioni remote, dove la natura regna nel silenzio della sua magnificenza immacolata; autentiche meraviglie nei Poli, nelle foreste pluviali tropicali, nella vastità delle savane e dei deserti roventi, tra montagne coperte dai ghiacciai e nelle isole solitarie. Regioni troppo fredde o aride per qualsiasi cosa salvo per le forme di vita più resistenti, aree che ospitano specie animali e antiche tribù la cui sopravvivenza si fonda proprio sull’isolamento.

Questa volta non si punta l’obiettivo sull’uomo e sulla sua lotta per la sopravvivenza, ma si mostrano piuttosto le meraviglie sopravvissute del nostro pianeta. L’intento è catturare attraverso gli scatti, quella parte di pianeta ancora in fase primordiale, quasi in una “Genesi eterna”.

4L’uomo, l’essere più amato da Dio, è lo stesso che tramite la distruzione dell’ambiente che lo circonda, quotidianamente uccide se stesso e la sua natura di figlio. Nuove città, nuove tecnologie,  corsa al miglioramento, al potere, all’assoluto dominio del mondo, sono gli strumenti attraverso i quali ci si rende assassini di vita ed opportunità.

Gli scatti, nella loro struttura compositiva, nei tagli, nelle luci, sono carichi di pathos e si fanno strumento di comunicazione, limpida e chiara, di un messaggio rivolto alla salvaguardia dell’intero sistema naturale.

Questo percorso, che non nasce come studio scientifico del mondo ma come sguardo attento e curioso rivolto alla natura madre, si presenta come una lezione di educazione ambientale che può e deve supportare il risveglio delle coscienze ambientaliste, Genesi vuole essere un contributo allo sviluppo di una consapevolezza più profonda del sé e della terra come un unico mondo possibile.

Grazia Nuzzi per MIfacciodiCultura

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