Vittoria Colonna, il volto femminile della poesia italiana del Cinquecento

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Scrivo sol per sfogar l’interna doglia,
Di che si pasce il cor, ch’altro non vole,
E non per giunger lume al mio bel sole,
Che lasciò in terra sì onorata spoglia.
Giusta cagione a lamentar m’invoglia:
Ch’io scemi la sua gloria assai mi dole;
Per altra penna e più saggie parole
Verrà chi a morte il suo gran nome toglia.
La pura fè, l’ardor, l’intensa pena
Mi scusi appo ciascun, grave cotanto
Che né ragion né tempo mai l’affrena.
Amaro lagrimar, non dolce canto,
Foschi sospiri e non voce serena,
Di stil no, ma di duol mi danno il vanto.

Ischia-vittoriacolonnaAncora oggi, nei tanto democratici ed evoluti anni Duemila, parlare di una celebre poetessa e intellettuale italiana suonerebbe un tantino strano. Immaginate di parlarne facendo riferimento a una donna vissuta in pieno Cinquecento. Considerando che il numero delle autrici italiane di un certo calibro vissute negli ultimi secoli non supera le poche decine, il fatto ha quasi dello straordinario.

Vittoria Colonna nasce nell’aprile del 1490 all’interno di una famiglia dal nobile lignaggio. La madre Agnese era una Montefeltro, mentre il padre Fabrizio era appunto un Colonna e la stessa Vittoria ricevette il titolo di marchesa di Pescara. Le alleanze tra corti e casati erano all’epoca fondamentali per sopravvivere all’interno del variegato panorama politico italiano; la famiglia Colonna non era da meno, come ci dimostra il matrimonio combinato tra Vittoria e Ferdinando Francesco Ferrante, celebrato nel dicembre 1509 a Ischia nel Castello Aragonese. Lo sposo apparteneva a una potente famiglia del regno di Napoli, i D’Avalos, da tempo alleata con i Colonna di Roma. In realtà il matrimonio si rivelò fortunato non solo sul piano politico, ma anche su quello sentimentale. La stessa fortuna non si tradusse però in tempo, dal momento che già nel 1511 Ferdinando dovette lasciare la sua giovane sposa per obbedire agli ordini del suocero di condurre una guerra contro Spagna e Francia, che alcuni anni dopo gli sarà fatale. La notizia fu un duro colpo per Vittoria, che meditò addirittura il suicidio. Rimasta vedova, decise di ritirarsi in convento a Roma, ma erano anni particolarmente turbolenti per la grande città: basti pensare al terribile episodio del Sacco di Roma del 1527, che Vittoria evitò solo perché in quel periodo aveva fatto ritorno ad Ischia.

Castello Aragonese, IschiaProprio quest’isola, in cui Vittoria soggiornò dal 1509 al 1536, svolse per lei un ruolo fondamentale. Da lì passarono alcuni dei migliori artisti e letterati del secolo, che sicuramente influenzarono in positivo la sua vena poetica; tra gli altri, Vittoria conobbe Ludovico Ariosto, Jacopo Sannazaro, Pietro Aretino e Bernardo Tasso.

Le Rime, suddivise in Rime amorose e Rime spirituali, costituiscono la sua opera principale. Dedicate alla memoria del marito, lo stile a cui la poetessa si rifà è quello del modello poetico per eccellenza, ovvero lo stile di Francesco Petrarca. Sonetti che ci presentano Francesco Ferrante come una figura evanescente e idealizzata, proprio come la Laura petrarchesca. Una presenza significativa è poi quella degli incantevoli paesaggi di Ischia, che perdono la loro materialità per farsi simbolo di un mondo più intimo, rispecchiando i sentimenti mutevoli dell’autrice: dal dolore inconsolabile per la perdita dell’amato al ricordo dei tempi felici vissuti insieme.

Crocifissione di Michelangelo per Vittoria ColonnaMa nella vita di Vittoria Colonna un grande artista in particolare ebbe un ruolo chiave: Michelangelo Buonarroti. I due si conobbero forse a Roma nel 1536 e tra loro nacque subito una profonda amicizia, di cui abbiamo testimonianza grazie a delle lettere giunte fino a noi. Michelangelo stimava molto Vittoria, sia come donna che come artista, e forse la grande religiosità di Vittoria lo influenzò negli anni. A lei dedicò una Crocifissione, in cui la Maddalena appare proprio con le sembianze della poetessa romana: decisione che forse Michelangelo prese quando Vittoria morì, il 25 febbraio 1547, per rendere omaggio a colei che fu una delle più illustri donne italiane del Cinquecento.

Alessia Sanzogni per MIfacciodiCultura

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