Zhang Huan e l’attualità del suo “Family Tree”. Le radici oscure di un Albero Genealogico

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Il mese che sta per concludersi è il mese del Capodanno Cinese: tutto il paese è in fervore, le stazioni e gli aeroporti traboccano vite, la città pullula di pellegrini provenienti dalle provincie, le famiglie si riuniscono. In un paese così attaccato alle proprie radici e ai propri avi è sempre l’occasione perfetta per guardare al futuro con un occhio al passato.

Zhang HuanZhang Huan, artista cinese ormai di fama internazionale, espresse qualche anno fa il suo punto di vista su tale aspetto della propria cultura con la performance Family Tree, del 2000, la cui tematica è oggi più che mai attuale. L’esistenza è vista come un ciclo dall’artista, che in numerose occasioni ha voluto reinterpretare questo dogma Buddhista in chiave contemporanea: diverse sono le performance nelle quali il corpo di Zhang è l’unico protagonista spesso portato a compiere azioni a dir poco estreme ma pur sempre collegate a vicende personali o socialmente comuni a molti. Zhang fa infatti parte, nei primi anni Novanta, di un gruppo di artisti cinesi che scelgono di usare (a volte deturpare) il proprio corpo perché unico vero strumento a loro disponibile concesso per natura che diviene la tela bianca su cui dipingere sentimenti. Paure e incertezze defluiscono dai loro corpi appesi, bruciati, nascosti o intrappolato in luoghi angusti.

In Family Tree l’artista siede tranquillamente in un parco newyorchese per alcune ore, dall’alba al tramonto e lascia che tre calligrafi professionisti annotino alcuni caratteri da lui dettati direttamente sul suo volto. Zhang si fa trascinare dai ricordi, le annotazioni riguardano in un modo o nell’altro la sua vita, filastrocche, poesie o vecchi racconti della madre animano dapprima il volto, il passato torna e si fissa sulla pelle come un tatuaggio permanente, sui lineamenti del viso: il lascito sommo dei suddetti avi. Il vuoto creato dal viso si fa sempre piu scuro, i caratteri si sovrappongono e coprono la pelle in ogni suo punto, le storie del suo trascorso sono indecifrabili così come la sua identità è irrimediabilmente cancellata.

Ogni tratto personale prima familiare è cancellato, il peso del passato lo ha oscurato e reso un tutt’uno con lo sfondo oscuro del baratro profondo di un limbo senza tempo. La sua cultura lo ha eclissato. I ricordi dei nostri avi o il peso della loro entità, l’ansia del rammentare qualcosa o qualcuno, l’incubo comune a molti di poter deludere determinate aspettative possono cancellare la nostra personalità e renderci schiavi.

Cultura. Famiglia. Temi caldi nell’ultimo periodo. Temi così incostanti che ci si dimentica spesso di quanto siano fondati su una miriade di sfaccettature e di quanto siamo, a volte, poco avvezzi ad accettarne il cambiamento inevitabile.

Lorenzo Rubini per MIfacciodiCultura

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