James Bradburne, un “giovane” direttore museale di 60 anni

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Basta con le mostre temporanee che sono una droga per i musei, studiate per nascondere il calo dei visitatori: la Pinacoteca deve puntare sulla valorizzazione della collazione permanente.

142402174-1c8a47ef-25c1-4597-9529-f735f4717d03Questa la denuncia e la primissima dichiarazione di intenti di James Bradburne, nuovo direttore della Pinacoteca di Brera, intervistato dal quotidiano Repubblica dopo tre mesi dalla nomina. Ha osservato e riflettuto a lungo, tanto l’istituzione quanto l’intero quartiere che ne prende il nome, prima di rendere note le novità che a breve cambieranno la Pinacoteca, e di conseguenza l’assetto dell’intero edificio che comprende anche la prestigiosa Accademia.

In primis orario d’apertura prolungato il giovedì, didascalie scritte da artisti, nuova illuminazione, panchine e cestini per il cortile, sospensione dei prestiti delle opere d’arte per i prossimi tre anni e la possibilità di avere gratuitamente la tessere Amici di Brera.

Il cuore della Riforma Bradburne è l’autonomia economica e gestionale del museo con comitato scientifico, statuto e bilancio proprio.

Uomo dalla personalità forte, intuitivo e estroverso accetta l’incarico dopo aver diretto per otto anni Palazzo Strozzi, scontrandosi anche vivacemente con Matteo Renzi allora sindaco del capoluogo toscano. Ci fanno ben sperare le molte competenze acquisite nella lunga carriera di curatore e storico dell’arte indipendente, interfacciandosi con grandi organizzazioni internazionali.

Di lui ci piace le vaste competenze di chi da molto ha superato la mezza età e l’entusiasmo di che sente la forza dell’amore per l’arte, come se avesse ancora vent’anni.

image (1)Quel piglio pungente e talvolta provocatorio ha sconvolto gli equilibri, molto precari, tra le istituzioni meneghine, soprattutto l’idea del trasferimento dell’adiacente Accademia come priorità, per poter ridisegnare l’allestimento della Pinacoteca prevedendo un ampliamento delle opere esposte.
James Bradburne conosce bene la bellezza di Milano, gli aspetti che la rendono una metropoli internazionale e soprattutto ciò che rende Brera un luogo fuori dagli interessi culturali ed economici dei cittadini e dei turisti. La sensazione che si prova salendo le scale per visitare la Pinacoteca è palese, tanta bellezza e storia svanita nella difficoltà di trovare un posto a sedere per leggere un buon libro o una guida turistica tascabile, pochi punti di ristoro, bambini per i quali le attività didattiche sono solo in relazione alle mostre allestite, completamente gestite da chi supporta gli stessi eventi temporanei.

Il direttore sessantenne, estroso e visionario segue se stesso e sembra non temere nessuno. Sollevare l’eccessivo interesse per le mostre e la scarsa attenzione alle raccolte permanenti è una priorità non della Pinacoteca di Brera ma di tutti i musei italiani, dal più piccolo, impolverato e irraggiungibile della provincia a quello grande, freddo, semi-vuoto e incomprensibile delle grandi città. Vogliamo Brera come il luogo storico della città. Fonte di ispirazione per artisti che gratuitamente possano esercitarsi seduti a terra, magari accanto ai più piccoli che tra le opere sperimentano la didattica museale più creativa.

Felicia Guida per MIfacciodiCultura

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