“Balla solo per me”: danza e scrittura, due composizioni di vita

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Balla solo per me è il nuovo libro di Vincenza Alfano, uscito all’inizio di questo anno e punto di incontro di sue tre passioni: la danza, la città di Napoli e la scrittura.

Balla-solo-per-me-348x445Vincenza Alfano è insegnante e scrittrice, è nata nel 1966 a Napoli e sin da bambina ha coltivato un forte amore per il ballo. Non è un caso, infatti, che il fondale che accoglie la storia narrata nel suo libro Balla solo per me sia il Teatro San Carlo di Napoli. La protagonista della vicenda è Laura, ballerina che attraversa il libro “in punta di piedi” sulle note di Coppelia. Questo storico balletto da repertorio racconta la vicenda dell’omonima fanciulla-bambola, figlia di un fabbricante di giocattoli, Coppélius, e oggetto di curiosità da parte di chiunque la veda affacciata alla finestra della casa.

Per chi ama la danza e ama la lettura, questo libro non può passare inosservato.

La danza è modalità espressiva della vita. Non si parla di interpretare solamente un ruolo o ballare semplicemente a ritmo di note su una scansione di “un, due, tre, quattro“, ma abbiamo di fronte un’arte. E, proprio relativamente a questo caso particolare del libro di Vincenza Alfano, troviamo un’arte (la danza) dentro un’altra arte (la scrittura).

La danza, quando e se ti prende l’anima, diventa uno stile di vita, esattamente come ogni altro tipo di arte. Pensando alla scrittura o alla pittura o alla musica, la parola base che si adatta a ogni discorso a riguardo, è composizione, considerata proprio nel suo significato più intimo e letterale del “mettere insieme”: uno scrittore compone un racconto, un romanzo, una poesia; un pittore compone un quadro, partendo da colori e linee; un musicista compone un motivo, mettendo insieme note. Allo stesso modo la danza mette insieme, compone, passi e movimenti. L’elemento dell’emozione e del sentimento non vengono mai meno, anzi, si fanno sempre maestre e guide nell’atto della creazione e ripetizione dell’arte stessa, che accompagna l’artista ogni giorno.

È come quando si ammira un quadro o una scultura che ritraggono un ballerino: è arte che parla di un’altra arte. Così, quando si ha di fronte un libro sulla danza, sulla passione per quest’arte in movimento, è come avere una traduzione fissa e interna al mondo della medesima famiglia della creatività. Si parla lo stesso linguaggio ma con forme differenti.

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Coppelia

Laura vive una vicenda d’amore per un uomo, così come per la danza. E può sembrare che il balletto e la scelta di Coppelia, da parte dell’Alfano, siano traduzioni del naturale svolgersi della vita. In una ballerina che vive le sue giornate e in un’artista che interpreta Coppelia si possono ritrovare parallelismi e coincidenze tali per cui, come spesso accade quando si sale su un palcoscenico, non si capisce fino in fondo dove arrivino quelle quinte che separano la messa in scena dalla vita reale.

Le metafore tra vita e arte sono da sempre state ampiamente trattate sotto ogni aspetto, ma il doppio binario su cui entrambe viaggiano fa pensare a come ogni cosa che realizziamo o viviamo trovi un più profondo senso se a comunicarcelo è un’opera d’ingegno creativo, in grado di sfiorare e ravvivare il nostro sguardo verso noi stessi.

Danza e scrittura, in fin dei conti, potremmo dire che compongono in modo diverso le emozioni e le espressioni della nostra vita. Se si è ballerini e allo stesso tempo lettori o scrittori, sia in un libro sia in un balletto si ritrova sempre una qualche traccia e un qualche pezzo di sé. Sono due passioni e amori che ti ri-compongono, rimettono insieme, colmando e riempiendo un bisogno di unità.

Sabrina Pessina per MIfacciodiCultura

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