John Keats: “A thing of beauty is a joy for ever”

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Qui giace un uomo il cui nome fu scritto sull’acqua

download (1)Questo è l’epitaffio di un giovane di nome John Keats, davanti alla piramide di Cestio, a Roma. Sulla lapide non compare il nome, come espressamente richiesto dal poeta, prima della morte.

Uno dei più incisivi poeti romantici, nasce il 31 ottobre 1795 in Inghilterra e muore all’età in cui un giovane muove i primi passi di una carriera lavorativa e ha consolidato l’abitudine ad amare, nell’abitazione in affitto a Piazza di Spagna. Prima di consumarsi per la tubercolosi, non dimentica di lasciare dietro di sé componimenti destinati ad entrare nella gloria letteraria.

Che la qualità della vita sia più importante della sua durata è ancor più vero per un uomo che visse tanto pur morendo giovane. In Keats infatti dominavano sia un temperamento forgiato dal vivo spirito Romantico sia la mollezza della contemplazione estetica.
Tanto che la famiglia dell’amatissima fidanzata, Fanny Browne, giovane inglese eclettica nel vestire, amata nel biennio precedente alla morte, contrasta quest’unione, poiché John Keats non lavora, è in grado solo di tramutare il mondo in belle parole e connessioni con le anime altrui.
Una relazione che dura molto poco, ma gli ispira il sonetto Stella luminosa, dal titolo di questo venne tratto nel 2009 un film molto suggestivo sulla storia tormentata dei due, intitolato appunto Bright Star.

00329232_bFu l’opera The Fairie Queene di Spenser, a mostrargli in età adolescenziale la sua vera vocazione poetica, ma provvidenziale si rivela la conoscenza di J.H.L Hunt che ne riconosce il genio, ne pubblica i primi sonetti e gli presenta Shelley, uno dei lirici più importanti inglesi che condusse una vita errabonda,tragica e avventurosa.

John Keats scrive Endymion, pubblicato nel 1818 in quattro libri, per rivelare l’unicità della bellezza in tutte le attività umane, sotto l’allegoria della vicenda ellenica di Endimione pastore del mondo Latmos, amato dalla Luna. L’opera viene stroncata duramente dalle riviste inglesi, infatti i bellissimi brani di poesia all’interno non presentavano un’unita compositiva che li comprendesse per coerenza e coesione, risultando come una serie di stupende immagini ma separate. Che il dolore per le stroncature sia la causa dell’attacco di tisi che ne sfiorò corpo e percezioni è leggenda?

Successivo è il poema Hyperion, risultato del progresso della concentrazione unita alla forza artistica: la bellezza è una forza che viene dalla conoscenza, la quale si acquista con lotta e dolore. I poemi traggono materia dal mondo greco per una rinascita d’interesse per la Grecia comune a molti romantici tra i quali Shelley.

Ma fu nell’ode che trovò una forma lirica atta a esprimere le qualità essenziali del suo genio, il suo campo di battaglia, in cui si infervorava cercando pur mantenendosi nella vaghezza una fonte di verità dall’immaginazione, senza rincorrere fatti e ragione.
La sua sensibilità artistica emerge anche dall’epistolario, scrigno di vere e proprie perle, cioè le sue più belle lettere personali mai pubblicate in lingua inglese.

Nei tre anni scarsi che intercorrono tra il momento della dedizione alla poesia e il cedimento di salute, Keats tocca le cime più alte della lirica romantica inglese.

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Fu capace di uno sviluppo morale, intellettuale e artistico davvero sorprendente in un così limitato spazio temporale: la morte del fratello Tom e della madre per la stessa consunzione dovettero fargli intuire la gravità delle proprie condizioni, per cui è chiaro il senso di urgenza che si coglie nelle sue lettere. Come una parabola fulminante fu la vita di questo giovane che dotato di un’efficacia comunicativa ribelle e pandemica era persuaso che senza la difficoltà del vivere non avremmo la possibilità di conquistare lo spessore che ci rende umani nel profondo.

La poesia offre la possibilità di aprirsi a dimensioni sconosciute di sé e del mondo, rendendosi vulnerabili al mondo ma è necessario risulta l’abbandono consapevole della ricettività per scorgere tra le pieghe dell’esistenza:

Smettiamo dunque di correr qua e là in cerca di miele, ronzando come api
impazienti all’idea di quel che vogliamo ottenere; apriamo piuttosto i petali come
fa il fiore e facciamoci passivi e ricettivi.”

Ormai malato, da Hampstead parte per l’Italia nel 1820 e scrive la delicata ballata La belle dame sans merci (La bella dama senza pietà) che riprende il tema popolare della donna fatale e perversa, destinato ad essere rinnovato negli anni ’20 del secolo successivo.
Neppure il clima di Roma e Napoli riuscì ad arrestare la tubercolosi e il 23 febbraio del 1821 muore a venticinque anni compiuti.

Dal suo essere ricettivo al mondo, nasce l’attitudine alla Speranza e la capacità di contemplare la Bellezza che gli permisero di creare immagini degne di una magica e durevole suggestione, che si perpetuano tra le pagine e i pensieri, secoli dopo la sua morte.

Anni dopo una poetessa americana, Emily Dickinson, scriverà sulla ricerca poetica:

La bellezza non ha causa:
Esiste
inseguila e sparisce
non inseguirla e rimane

Come l’acqua che passa, una farfalla che vola via, un giovane che muore donando al mondo una poesia.

Federica Marino per MIfacciodiCultura

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