Questa non è una panchina: dal Dada alla Street Art

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Nel novembre 2014 il Centro Commerciale Auchan di Torino, per festeggiare i 25 anni di attività, commissiona al Museo di Arte Urbana la decorazione di 17 panchine nei pressi dell’ingresso. Tra queste, appare un’opera firmata dallo street artist Mrfijodor, attivo soprattutto a Torino ma “sparso” un po’ ovunque per il Nord Italia, dal titolo Questa non è una panchina.
La scritta evoca immediatamente un più famoso oggetto della Storia dell’Arte “vittima” di una simile ed ironica trasfigurazione, ovvero la pipa di Monsieur Magritte.

MagritteCosa unisce quindi il famoso dipinto surrealista La trahison des images del 1928-29 a questa panchina del 2014? La risposta sta nel gioco ironico e sornione, che consiste nell’apporre una frase – quasi slogan pubblicitario – sul malcapitato (o forse fortunato) oggetto comune del quotidiano, che cambia così identità, si trasfigura.
Quella pipa e quella panchina, prima uguali a mille altre pipe e panchine sparpagliate in giro per il mondo, diventano ora qualcosa di nuovo: questa pipa e questa panchina diventano Arte, cambiano la loro entità grazie ad una frase di 5 o 6 parole.

Potevate farlo anche voi dite? Beh, è l’Arte contemporanea, benvenuti allo spettacolo.

Se riflettiamo bene però, forse la patina ironica e dissacrante è solo un mezzo espressivo scelto per veicolare un pensiero in realtà profondo sull’Oggetto, in quanto totem del nostro secolo.

Duchamp.-Bicycle-WheelRecentemente il MoMa di New York ha pubblicato su Youtube un video pragmaticamente didattico ed accattivante (in puro stile Usa) dal titolo Transforming everyday objects. In circa 4 minuti viene condensata la storia di 3 oggetti rivoluzionari che hanno per sempre cambiato il modo in cui l’Arte guarda alla realtà: la ruota di bicicletta di Marcel Duchamp (Bycicle Wheel 1913), la tazza pelosa di Meret Oppenheim (Object 1936), il letto da parete di Robert Rauschenberg (Bed 1955).

Ora, cosa possono avere in comune la panchina di Mrfijodor, la pipa di Magritte e gli oggetti appena citati?
Gli autori di queste opere ci invitano provocatoriamente ad osservare con sguardo nuovo il mondo che tutti i giorni passa noiosamente sotto ai nostri occhi ed è con questo nuovo sguardo che possiamo capire che quella pipa, quella panchina o quella ruota di bicicletta non sono più oggetti qualsiasi.

Nel 1916, esattamente 100 anni fa, nasce ufficialmente il Dada come movimento sovversivo della realtà. In mezzo a questo variegato gruppo di idee e personaggi, Marcel Duchamp è forse l’esponente della corrente che meglio riflette sulle nuove possibilità da dare agli oggetti del quotidiano. Mettere quella ruota di bicicletta al contrario è un gesto semplice quanto rivoluzionario che non vuole dire “la ruota di bicicletta è un capolavoro” ma vuole capovolgere il nostro sguardo ed invitarci ad osservare gli oggetti in una nuova prospettiva, trasfigurati, per poter “guardare” per la prima volta le “cose” che passano ogni giorno inosservate sotto i nostri occhi.

MilloA questo proposito, per tornare nella contemporaneità, pensiamo ai dissuasori della sosta trasformati in pinguini da Pao, presenti a Torino come a Milano, o ai muri di Millo sparsi per il capoluogo piemontese.
Provate a trovarvi in una giornata grigia, noiosamente quotidiana, su un bus anonimo e sorpassare per l’ennesima volta quel muro uguale a tutti i muri e perciò inutile. Ad un certo punto dietro ad un banalissimo palazzo, si apre una visione: due bambini addormentati sotto una coperta dove sono disegnati i palazzi della città ed alcune mongolfiere volanti.
Quel muro uguale a milioni di altri muri allora ci colpisce nella retina, ci ricorda che la città può essere capovolta e vista con infinite e diverse prospettive: Ceci n’est pas une ville

Marta Vassallo per MIfacciodiCultura 

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