La profondità e la bellezza di “The Danish Girl”

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Una delle sensazioni migliori che un film può suscitare è quella di far sentire lo spettatore accanto ai personaggi, come se fosse nello stesso ambiente, muovendosi, agendo, emozionandosi e vivendo con loro e come loro.

the-danish-girl-eddie-redmayneThe Danish Girl, uscito in Italia il 18 febbraio (negli Stati Uniti già al cinema da novembre 2015) vanta la regia di Tom Hooper (Il discorso del Re e Les Misérables) e nel cast la presenza di Eddie Redmayne, candidato come Miglior Attore Protagonista, e di Alicia Vikander, candidata come Miglior Attrice Non Protagonista (anche se il suo ruolo è tutt’altro che marginale) agli Oscar 2016.

È un film di cui si subisce il fascino grazie alla sua magia e ai suoi colori, grazie alle sfumature di una Copenaghen bella quanto malinconica tra gli anni Venti e Trenta. La fotografia risulta magistrale e intensa, i luoghi ricreati assolutamente realistici, soprattutto l’atelier dei due artisti protagonisti e gli interni dove si svolgono i festeggiamenti ufficiali della borghesia colta. A ragione, il film in questione è candidato anche per Miglior Scenografia e Migliori Costumi, formidabili e incantevoli da far venire voglia di toccarli e indossarli per la loro raffinatezza e il loro buon gusto.

Einar e Gerda Wegener, straordinari pittori, di paesaggi introspettivi lui e di ritratti rappresentativi quanto audaci lei, si trovano a vivere una storia privata unica e straordinaria, testimonianza di un inno alla vita e all’animo umano. Il Premio Oscar per la Teoria del Tutto Eddie Redmayne è Einar quanto Lili, è Einar mentre è Lili, è semplicemente Lili quando Einar si mette da parte.

Un artista dall’animo spiccato e sensibile, dalle movenze gentili e delicate si trasforma pian piano in una persona che reclama e necessita il corpo che ha sempre desiderato, quello di una donna vera. Ed è per questo che la vera storia di Einar Wegener sarà il primissimo caso documentato del fenomeno transgender. Infatti l’uomo nel 1930 si sottopose a varie operazioni chirurgiche mai realizzate prima per il cambio di sesso definitivo.
Si può solo immaginare lo scandalo che un tale intervento sperimentale e quanto mai rischioso per la stessa sopravvivenza poté suscitare, con tutto il disprezzo che fu riservato ad Einar per la sua apparente follia, malattia e perversione.

27DANISHGIRL-master675 La sua vicenda, e di conseguenza quella della moglie Gerda, non furono comprese per molti anni e solo dopo la pubblicazione dello scritto originale di Lili, Man into Woman, e del best seller ispirato alla realtà, La Danese di David Ebershoff, edito nel 2001, sono divenute una questione di massa e di pubblico interesse.

Come più volte ribadito dagli stessi attori, l’incredibile storia di Einar e Gerda non è assimilabile ad una semplice storia d’amore, banalmente melensa. In gioco qui c’è qualcosa di molto più grande. Una vicenda personale a tutto tondo, un amore immenso provato nei confronti di una persona che non sa più chi sia, quale identità desideri, l’essenza dello spirito umano stesso. Lili Elbe va oltre la trascendenza, oltre molti limiti dell’uomo che hanno a che fare con pregiudizi, atteggiamenti comuni e soliti sentimentalismi. Lili è coraggio, forza, inquietudine, paura, stupore allo stesso tempo. Lili vive la sua vita doppiamente e in pochi mesi sente quello che altre persone non sentirebbero nemmeno in una vita intera.

eddie-redmayne-the-danish-girl-02Qui si parla di essere, non di esistere, non si parla di amore coniugale, ma di cura dell’altro, e la commozione che tutto ciò fa derivare è una commozione silenziosa e tenue esattamente come silenziosa e rispettosa è l’interpretazione di Redmayne nel mostrare la grande sofferenza di Lili nel capire il proprio disagio fisico e interiore. Una prova attoriale impressionante e completamente immedesimata, perché è lo sguardo penetrante di Lili quello che colpisce sullo schermo, non quello di Redmayne. Non a caso una scena molto toccante del film mostra Lili, immediatamente prossima alla prima sottoposizione chirurgica, piangere in silenzio nella stanza d’ospedale, dove non si sente nemmeno il singhiozzo nella voce e lo sgorgare delle lacrime. Indice della sensibilità con cui il dramma è raccontato. Un dramma ricco e intenso in cui i gesti e le espressioni del viso sono dominanti, perché quello di Hooper è un film della corporeità umana. Dove, attraverso abiti, trucchi, acconciature, scarpe e profumi si fa spazio un’identità destinata a librarsi in volo. Prima Einar desidera il corpo di Gerda, una moglie dolce e sensuale, quanto determinata e all’avanguardia. Poi desidera sognare “i sogni di Lili”, pensare “con la mente di Lili”, provare la gioia di essere finalmente se stessa, nonostante l’enorme fatica che ciò comporta. Fatica che Gerda vive in prima persona, costantemente, da quando il gioco del travestimento muta nel travestimento dell’anima.

Davvero detto col cuore, senza retorica, The Danish Girl è un’opera cinematografica complessa, strabiliante e sensoriale, viscerale ed emozionante, fatta di quella bellezza rara che si intravede nella cura del dettaglio, nelle ombre e nelle luci del cuore dei protagonisti, propria di quella luce che contraddistingue solo le opere d’arte che si aspettavano da molto tempo sul grande schermo.

 

Francesca Bertuglia per MIfacciodicultura

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