Lucio Fontana: artista incompreso?

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Veniamo oggi a parlare di un artista che, a quasi 50 anni dalla sua morte, avvenuta il 7 settembre 1968, divide ancora l’opinione pubblica, più che la critica: Lucio Fontana, il pittore, scultore e ceramista nato il 19 febbraio 1899 in Argentina, da padre e madre italiani.

IMG_5546L’artista dei tagli, come è ricordato, fu appunto un rivoluzionario. La sua attività inizia già dal 1921 nell’officina del padre Luigi Fontana, ma è dal 1949 che opera un netto cambio di prospettiva: la tela che prima era una superficie bidimensionale, a seguito di una profonda riflessione sul concetto di spazio e di luce, assume una forma a tre dimensioni. Il nuovo ideale di relativismo spaziale, che ha dato vita prima a semplici buchi sulla tela e poi ai veri e propri tagli realizzati con il rasoio che riconosciamo nelle opere Concetto spaziale – attese (1959), è il fulcro della sua produzione artistica.
Il semplice “foglio di carta” su cui veniva creata l’opera, diventa l’opera stessa: una scultura. È proprio qui che si casca nell’errore di sottovalutare lo spessore e il valore dell’artista: il taglio della tela non è un’opera che vuole suscitare piacere, ma riflessione e come tale deve essere giudicata. Non è, quindi, la sua qualità estetica, ma la sua forza espressiva che porta l’osservatore ad apprezzare lo studio di Fontana che cerca di stimolare un ulteriore passaggio intellettivo. Da l’art pour l’art romantica all’arte come mezzo di ispirazione del pensiero.

Ed ecco che di fronte al classico “potevo farlo pure io”, vorrei rispondere “si, ma tu non l’hai fatto”. È qui che si gioca il discrimine fra l’artista e una qualunque persona in grado di disegnare: l’idea.

IMG_5548L’arte si nutre di idee e riflessioni, ed è anche il prodotto che più comodamente ci offre l’occasione per venire a contatto con un’epoca e la sua società, perché è immediata. Se guardiamo al Novecento e prendiamo in considerazione l’arte del XX secolo, ci rendiamo conto di quanto il disegno perda i suoi connotati di perfezione. L’arte novecentesca, e già quella ottocentesca, non ha interesse nel raffigurare il dettaglio realisticamente, ma è il concetto ad assumere valore. Pensando anche alla poesia, osserviamo come Ungaretti e Montale (e non tocchiamo quella corrente assai complicata ed estrema che è l’Ermetismo) non intendono produrre un tessuto poetico ben fatto, ma esprimono sentimenti e pensieri così come sono vissuti nella loro intimità. Il nodo da sbrogliare, per esempio, non ci dice nulla se non è contestualizzato, capito, studiato, sentito! Dal concetto che si arriva poi alla suggestione e all’emozione.

Osservando un’opera di Fontana non potremmo mai dire che è bello, ma dovremmo domandarci come sia arrivata l’idea e cogliere l’originalità e la sottigliezza della sua opera. Senza questo fondamentale passaggio, Fontana rimarrà per sempre l’artista incompreso, l’uno qualunque che ha strappato per sbaglio una tela e l’ha fatta diventare un’opera d’arte. Insomma, un fenomeno da baraccone sopravvalutato.

Sofia Zanotti per MIfacciodiCultura

1 Commento
  1. Fion dice

    Divide solo i grulli dai furbi, è ovviamente uno degli artisti più importante del ‘900.

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