Herb Ritts, ritrattista del mito della moda

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Penso che la composizione in fotografia sia molto simile al ritmo in musica. Se si dispone di grande ritmo si ha anche un grande senso della composizione.
La composizione è un’eredità classica. Cioè, come le cose si collocano nell’ambiente, il loro posto e la loro grandezza, le relazioni tra gli oggetti e le persone, tra il fotografo e il suo soggetto, questi sono tutti elementi di un sentire classico.

Rodney Smith

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Madonna

Il Palazzo della Ragione Fotografia di Milano dal 20 febbraio al 5 giugno 2016 ospita una delle mostre più promettenti dell’anno: un percorso fotografico legato al grande Herb Ritts, “ritrattista” delle divinità hollywoodiane e artefice delle fotografie curate della moda, quest’ultime così esteticamente perfette da riuscire a far fondere le creazioni dei più grandi stilisti con i corpi perfetti di modelle e modelli, creando sinfonie visive di notevole grazia.

Le immagini di Herb Ritts (Los Angeles, 13 agosto 1952 – Los Angeles, 26 dicembre 2002) sono la raffigurazione di un equilibrio raro da incontrare e che si esprime con il dosaggio attento degli elementi naturali, l’esaltazione del corpo, l’evidenza dei visi in piena luce.
Il risultato è un gioco visivo apparentemente semplice e accattivante ma che, dietro, nasconde una sapienza tecnica elaborata, una creatività pronta e fresca, un mestiere affinato in tante osservazioni, tante prove, tanti progetti.

La sua è una capacità di mantenere sempre, per ogni fotografia, una voglia intatta di sperimentare e inventare. Il lavoro di Herb Ritts è un insieme calibrato di spontaneità e di studio, di glamour e immediatezza, di pose sofisticate, supermodelle e divi del cinema, e di tanta, semplice, luce del sole.
Gli elementi naturali di cui si alimenta il suo sguardo entrano in ogni sua fotografia, esattamente come avviene per i corpi dei soggetti immortalati, per i loro sguardi e i loro abiti, creando una combinazione rara e preziosa, geniale eppure semplice, di questi ingredienti.

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Jack Nicholson

Un uomo colto e sensibile, il cui lavoro è stato di fatica, e apprendistato continuo, che ha fatto dell’arte rinascimentale, in particolare della scultura, una fonte di studio e di ispirazione che lo ha condotto alla determinazione del corpo umano, alla traduzione della bellezza del gesto: la bellezza che l’insieme del corpo irradia.

Uno stile genuino e immediato, nutrito, comunque, di buone letture e buone visioni dove il corpo umano è esaltato nel suo insieme di muscoli, pelle, flessuosità e possibile, perfetta simbiosi. È in nome di questa possibile fusione che Ritts si diverte a giocare sulle possibilità combinatorie, così come si diverte a confondere stereotipi maschili e femminili lavorando sempre sulla sensualità che ogni individuo racchiude in sé, al di là delle divisioni di genere e sesso.

Grazia Nuzzi per MIfaccioCultura

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