Riccardo Gusmaroli, dai quotidiani alle costellazioni

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riccardo-gusmaroli-in-principio-era-un-segnoRiccardo Gusmaroli, poeta visivo nato nel 1963 a Verona, trasforma le parole in micro-sculture di carta sulla tela monocolore, seguendo due criteri fondamentali: semplicità e sintesi.

I vortici di barchette e aeroplani rimandano allo studio della fotografia ma è il confronto con i diversi materiali il suo campo di ricerca, sin dagli anni della formazione.

Fino a fine marzo  la Galleria Ca’ di Fra’ di Milano ospita le opere dell’artista degli anni ‘90: pagine di quotidiani di Paesi diversi dove i colori e le forme fanno da cornice a foto emblematiche, focus dell’opera. La carta stampata, i colori e i materiali come rame o ferro si affiancano dando vita a soluzioni compositive di grande equilibrio. La mostra è un interessante viaggio, tema molto caro all’artista,  a ritroso nel mondo di quegli anni e nella poetica di un talento ancora acerbo che cercava la propria forma espressiva.

Nel corso degli anni da quelle pagine non sono volate via le parole ma sono state come assorbite dalla superficie dell’opera per poi emergere, negli anni della maturità, diventando barchette, aeroplani, vulcani o costellazioni che invadono la tela. Pezzi di carta ripiegati sapientemente librano, navigano e sprofondano – ricordandoci la lezione dello Spazialismo – seguendo linee geometricamente definite.

mostra_immagini_amiciVediamo spazi aperti e quarta dimensione dove i pensieri si muovono liberi come sogni e ricordi d’arte e vita o microcosmi a forma di uovo che custodiscono, senza celare, poesie silenti. In queste ultime opere la purezza e la leggerezza diventano perfezione attraverso l’intaglio meticoloso della carta, la luce bianca della tela e composizioni simmetricamente concepite nulla togliendo alla forte carica emozionale.

Il valore dell’arte di Gusmaroli sta nella capacità di sintetizzare tutto questo sulla tela attraverso la sottrazione graduale, il levare. Le sue opere sono l’espressione più bella dei nostri giorni, giorni in cui si riflette su tutto ciò che è superfluo, sull’errore del consumare e ammassare a prescindere, sull’inutilità del possedere e del conquistare. Le opere esposte in questa storica e preziosa galleria milanese – risalenti ai  lontani anni ’90 dominati dalla volontà di tagliare i ponti con gli euforici anni’80 – sono la dimostrazione che la riflessione critica costruttiva, come quella irriverente o amara dei collage, è l’incipit fondamentale per poter formulare un nuovo codice espressivo maturo e universale.

Felicia Guida per MIfacciodiCultura

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