I musei in un click

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Molti di voi conosceranno il celebre detto di Marshall McLuhan secondo cui «il medium è il messaggio»: questo principio andrebbe applicato anche ai musei, che dobbiamo considerare a tutti gli effetti come “mass media” e non meri contenitori, dunque, macchine comunicative. Questa è la riflessione che ogni visitatore fa entrando in un museo di New York. Tutto comunica, dal momento in cui accedi alla biglietteria al momento in cui, finita la visita, ti rechi al bookshop. Anzi tutto comunica già quando ti trovi a casa e con un click dal tuo divano scopri  il Museo e i servizi che ti offre.

MoMA_AudioEspressioni come cyberspazio, realtà virtuale, new media oggi fanno sempre più parte della nostra realtà quotidiana. Innovazione e tecnologia rappresentano un binomio su cui da tempo si punta soprattutto in ambito museale. Le nuove tecnologie sono intese come: «un mezzo per raggiungere gli obiettivi e non come un fine a sé stante».

Qui negli Stati Uniti, ma ormai sempre di più anche in Italia, l’arte si affida alla tecnologia per attirare nuovi ingressi, per migliorare e rendere memorabile la visita: si punta su applicazioni per iPhone, allestimenti in 3D, strumenti digitali che accompagnano e guidano il visitatore alla scoperta delle collezioni e delle esposizioni temporanee. Già da casa il MoMa, il Guggenheim e il Metropolitan ti permettono di scaricare sul tuo iPhone l’audioguida, i giochi e gli approfondimenti che ti torneranno utili prima e durante la visita. Da qualche giorno inoltre grazie a una partnership tra il colosso di Mountain View e il Solomon R. Guggenheim, l’imperdibile Museo è visitabile in forma virtuale mediante un tour panoramico offerto dalla tecnologia Street View.

Il museo diventa quindi un medium complesso, costituito da tanti elementi che a loro volta sono media: testi, ipertesti, immagini, video, elementi architettonici etc. Nei musei americani, l’oggetto dell’allestimento non è più solo la collezione di reperti con valore storico, ma il modo in cui l’organizzazione stessa viene realizzata (gli apparati interattivi, la scelta e la disposizione degli oggetti, il modo e i mezzi per raccontarli, le luci, i suoni) e costituisce la particolare narrazione che il museo ci dà.
Il medium, l’esposizione, è il messaggio, cioè è un particolare discorso fatto di oggetti, spazi, parole e persone. Quello che dovremmo imparare dai grandi colossi dell’arte newyorchese è che oggi bisogna puntare su nuove tecnologie e idee innovative che creino un’esperienza di visita del tutto nuova. Bisogna soddisfare la curiosità dei visitatori creando uno stretto legame tra l’arte antica di raccontare storie e un nuovo tipo di storytelling, una diversa narrazione che sfrutta il potenziale dei device. Siamo abituati a diverse modalità di fruizione dei contenuti, siamo ormai soggetti attivi che partecipano in prima persona e in tempo reale alle “storie” che i musei ci vogliono narrare.

MomaÈ quindi ormai sbagliato e fuorviante pensare che ci siano le opere d’arte e solo in un secondo momento la comunicazione, poiché l’aspetto comunicativo è intrinseco all’opera d’arte stessa. Oggi in Italia non possiamo più tenere fuori dalle porte dei musei i nuovi linguaggi della comunicazione, poiché essi fanno parte del nostro essere. La rivoluzione tecnologica, che ormai da più di dieci anni ha sconvolto le nostre vite, ha investito nelle forme di comunicazione a tal punto che tocca tutte le sfere della nostra vita. I new media hanno inoltre stimolato un processo di progressiva personalizzazione della fruizione culturale. Di conseguenza i musei devono adeguarsi a questo cambiamento radicale.

Purtroppo i musei italiani sono ancora poco presenti nel web. Solo la metà (50,7%) ha un proprio sito, il 42,3% pubblica online il calendario delle iniziative e degli eventi, il 22,6% diffonde una newsletter, il 16,3% permette l’accesso online a singoli beni selezionati e il 13,3% rende disponibile un catalogo online. Meno di un decimo degli istituti (9,4%) offre ai visitatori connettività Wi-Fi gratuita tramite Hotspot. Solo il 16% dei musei è attivo nelle community virtuali, attraverso social network, blog e forum, a conferma di una familiarità molto ridotta con i meccanismi comunicativi e partecipativi resi possibili dal Web 2.0. Ancor meno istituti (il 5,7%) utilizzano Internet per la prenotazione delle visite e la vendita dei biglietti, e quelli che hanno predisposto applicazioni per Smartphone e Tablet sono una percentuale veramente bassa (3,4%).

GuggenheimMobileI numeri parlano chiaro. Ancora troppi pochi musei capiscono l’importanza del web. Una piccola speranza arriva da un nuovo progetto del Mibact che lancia un nuovo strumento: Index, che permette di controllare l’immagine digitale dei ventisette musei statali autonomi. Una piccola rivoluzione social che potrebbe riportare l’Italia al passo con le grandi realtà culturali dell’arte mondiale. Oggi è sempre più importante infatti per i musei riuscire a monitorare e gestire la propria immagine digitale per comprendere come sono percepiti dai visitatori e come comunicano attraverso il sito e i propri canali social.
Ormai il passaparola via web è fondamentale e condiziona le scelte dei singoli individui. Inoltre, siamo davanti a un vero business turistico sempre più digitale. I visitatori prenotano i loro biglietti online e pianificano sul web la loro visita. Index, va considerato un piccolo ma significativo passo avanti per cominciare a competere a livello internazionale con i grandi colossi dell’arte americana e non solo.

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Laura Cometa per MIfacciodiCultura

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