L’Arte Cinese racconta a Parigi la sua identità contemporanea

1 1.220
Xu Zhen
Xu Zhen

A Parigi una mostra dedicata interamente all’arte cinese contemporanea non si vedeva da 10 anni. Il paese ospitato, in questo lasso di tempo, non ha attraversato una fase di stallo creativo, bensì una fase di transizione sul mercato dell’arte. È risaputo che le grandi istituzioni seguano le cifre astronomiche delle quotazioni, quindi, visto il crescente mercato dell’arte in Cina, ci si poteva aspettare una mostra cinese alla Fondazione Louis Vuitton.

Nel continente asiatico il primato avanguardistico è sempre stato nelle mani del Giappone, che è diventato in questo modo paese di studio prediletto dagli artisti cinesi che, nei primi decenni del ‘900, nella propria realtà cittadina faticavano ad inserirsi nel mercato occidentale. Negli anni ’70 Giappone ed Europa si influenzarono stilisticamente – si pensi alla risonanza del japanisme in Francia – mentre la Cina, cercando di avanzare,  sembrava però rimanere ancorata alla tradizione.

Con la mostra Bentu, des artistes chinos dans la turbolence des mutations, visitabile fino al 2 maggio, si intende sottolineare la riscoperta dell’individualità rispetto alla tendenza di appartenenza ad uno specifico movimento artistico: espongono 12 artisti – eletti per «dinamismo e diversità» dalla direttrice artistica della Fondazione, Suzanne Pagè – diversi tra loro per generazione, temi, tecniche, ma tutti rappresentanti di un Paese multiforme.

Huang Yong Ping
Huang Yong Ping

È un Paese, la Cina, che vive turbolenze e trasformazioni e che si sforza, attraverso l’arte, di indagare la propria identità andando ad esplorare il concetto di bentu, termine che in cinese non rinvia ad un nazionalismo, bensì ad un corrispondenza identitaria tra locale e globale: essere cinese riscoprendosi cittadino del mondo.

In parallelo all’esposizione temporanea, è previsto un programma di cinema, musica, performance e poesia, oltre ad una ulteriore selezione di opere di 11 artisti cinesi già presenti nella collezione Vuitton.

Che lavori portano in Europa, questi artisti? Nell’architettura progettata da Frank O. Ghery si condensano, attualizzate, le posizioni assunte dagli artisti cinesi nel secolo scorso: l’Oriente che tenta di conciliarsi con l’Occidente, senza rinunciare all’essenza della propria tradizione, una tradizione in bilico come il totem di Zhang Huan. Una rivisitazione dei cult europei come lo scolabottiglie di Duchamp ripresentato in spoglie buddiste da Huang Yong Ping. Il culto-terrore della dittatura – di nuovo l’Europa con Warhol e le serigrafie che rappresentano Mao – attraverso la scultura e la pittura di Zhang Xiaogang.

Ai Weiwei
Ai Weiwei

Presente anche Ai Weiwei con un’istallazione gigantesca di radici, opera di buon gusto che cercherà di far dimenticare lo scandalo suscitato dalla fotografia in cui si ritrae nei panni del piccolo Aylan Kurdi.

Trattandosi si arte cinese, non poteva mancare la solita cinesata, un qualcosa di vagamente pacchiano: una dea arcobaleno di Xu Zhen che qualcosa di dozzinale nella forma ce l’ha davvero, ma in cui si può riconoscere un simbolo religioso vestito di Pace.

Annalisa La Porta per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.