Il National Geographic racconta la Moda a Palazzo Madama

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Fashion.-Moda-e-stile-negli-scatti-di-National-Geographic-2Si è aperta il 4 febbraio scorso a Palazzo Madama di Torino un’esposizione fotografica dal titolo Fashion. Moda e stile negli scatti di National Geographic, che sarà ospite della città fino al 2 maggio prossimo.
La mostra, curata dalla famosa testata di reportage e cultura, si pone l’obiettivo di raccontare, attraverso gli scatti dei suoi migliori artisti dell’obiettivo, l’abbigliamento, l’ornamento e più in generale il concetto di stile in una prospettiva storica e culturale.

Se per lungo tempo la concezione di moda è stata legata a fenomeni tipicamente occidentali quali massificazione, consumismo e globalizzazione, negli ultimi anni si è però iniziata a studiare con un approccio differente. L’antropologia e la sociologia si sono appoggiate a discipline quali la psicologia, la semiotica e i cultural studies per superare e rivedere determinati stereotipi e rivalutarli alla luce della complessità dell’uomo moderno in un mondo sempre più articolato, mutevole ed elastico.

PM_Fashion_12-1000x600Già Leopardi, nell’Ottocento, aveva individuato i caratteri simbolici ed antropologici della moda e ne aveva riconosciuto lo stretto rapporto con le esigenze più profonde degli esseri umani. È indubbio che tale discorso è tanto più valido oggi, in una realtà sempre più instabile, priva di riferimenti sociali e quindi generatrice di ansie e incertezza.

Fin dai tempi più antichi, infatti, la funzione principale dell’abito è stata quella di rappresentare e comunicare la propria condizione, sociale e personale, che si definiva e si consolidava proprio attraverso l’ostentazione di una ben precisa identità. Sotto questa prospettiva, in passato come oggi, la moda si configura co
me generatrice di senso, soprattutto laddove questo non è così ben definito dalla politica e da una società rigidamente controllata. Non è un caso se i primi segnali di differenziazione nel vestiario compaiono proprio, nella Storia, in quelle società dove era possibile un certo grado di mobilità sociale e dove dunque era quanto più indispensabile rendere riconoscibile la propria posizione, politica, sociale o culturale.

Viene naturale attualizzare un ragionamento simile alla società attuale. Globalizzazione, viaggi, migrazioni, multiculturalità contribuiscono ad estendere i propri orizzonti, a confrontarsi con mentalità e usanze diverse e dunque, inevitabilmente, a rivalutare la propria identità nel rapporto con gli altri, a rivedere le proprie categorie di appartenenza sociale in modo spesso molto radicale.
Oggigiorno, l’abbigliamento, così come l’ornamento, diventano sempre più personali e rappresentano lo scudo dei singoli e di determinati gruppi nei confronti di una società sempre più fluida, in cui è facile smarrire i propri riferimenti culturali e sociali e dove dunque è tanto più importante renderli manifesti a sé ancor più che agli altri.

Mostra FashionIl National Geographic, attraverso le 62 opere della sua esposizione, prende spunto dalla storia e dal folklore per narrare un fenomeno storico e più che mai contemporaneo, proprio perché profondamente umano. Andando oltre i facili stereotipi o le critiche al consumismo, la contestualizzazione e l’analisi profonda delle tendenze dello stile permettono di riconoscere ed affrontare un’esigenza intrinseca dell’uomo che dunque può aiutare ad individuare disequilibri e disagi del mondo moderno ed aiutare a superarli.

Il rapporto con gli altri attraverso un filtro, costruito attraverso l’auto determinazione ed auto-identificazione, è un’arma potente e come tale va valutata. Mary Douglas e Baron Isherwood sostengono che i beni «possono essere usati come barriere o come ponti»”. È compito di una attenta sensibilizzazione non permettere giudizi superficiali in merito al bisogno di appartenenza e identità, solo così il rapporto sempre più stretto ed inevitabile con l’altro, con il diverso, potrà essere affrontato in modo consapevole e costruttivo.

Giulia Corino per MIfacciodiCultura

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