Quadri sottratti dai nazisti: la restituzione è una giusta pretesa o egoismo?

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Anno del Signore 1943: le autorità del Governo di Vichy, lo stato-fantoccio creatosi in Francia dopo l’entrata di Hitler a Parigi, ordina il sequestro delle opere d’arte di valore delle  famiglie ebraiche.

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Francesco Guardi – Il Canal Grande

Anno del Signore 2005, Francia: lo stato francese recupera Il Canal Grande e Palazzo Bembo dell’artista veneziano Francesco Guardi, uno dei 60 quadri trafugati ai coniugi John e Anna Jaffé durante la guerra e lo restituisce ai discendenti dei legittimi proprietari

Anno del Signore 2006, Svizzera: gli eredi dei coniugi Jaffé si interessano ancora alla proprietà dei loro antenati e chiedono la restituzione del dipinto di John Constable Valle dello Stour, anch’esso appartenuto a John e Anna. Il problema è che il quandro in questione non è in mano a un semplice privato, ma a un museo, per la precisione al Musée des Beaus-Arts di La Chaux-de-Fonds. Questa volta però il Museo e il Comune fanno scudo: il quadro è stato donato alla comunità da una famiglia del luogo, la quale l’aveva acquistato anni addietro. Secondo la famiglia è furto, secondo il museo è acquisto in buona fede.

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Valle dello Stour – John Constable

E ora come la mettiamo? Ancora una volta si assiste all’eterna lotta fra il diritto individuale e legge dello Stato, tra cui dovrebbe esserci un equilibrio ma da sempre, l’uno cerca di prevaricare sull’altra. Secondo il filosofo tedesco Hegel, meglio noto come il terrore di qualunque liceale dell’ultimo anno, questo equilibrio esisteva nell’Antica Grecia, ma si ruppe con la vicenda di Antigone, protagonista della tragedia meravigliosamente composta da Sofocle e altrettanto meravigliosamente ripresa dall’astigiano Alfieri. Antigone di Tebe, figlia dello sciagurato Edipo, colui che sposò la propria madre e uccise il proprio padre, vorrebbe dare sepoltura al fratello Polinice, morto in guerra. Ma il re Creonte nega la sepoltura, in quanto Polinice è un traditore. Ed ecco che la pietà familiare si contrappone alla dura lex sed lex che mette tutti sullo stesso piano, e che alla fine vince. Ma a che prezzo: Creonte deve mettere a morte Antigone e vede morire anche il figlio Emone, che di Antigone era innamorato.

Che fare allora? Francamente non credo che una esista una soluzione davvero giusta a questa contesa: i diritti delle famiglie depredate sono sacrosanti, ma d’altra parte come potrebbe il museo restituire un’opera di grande valore di cui è entrato in possesso in maniera del tutto legale? E che dire della famiglia che lo acquistò: è impossibile stabilire l’esatto percorso del quadro dal 1943 fino a quando lo acquistarono, e in ogni caso le opere d’arte trafugate dai nazisti furono oggetto di commercio in tutto il Novecento.

Purtroppo, ancora una volta, tra Antigone e Creonte non ci sarà un vero vincitore.

Luca Mombellardo per MIfacciodiCultura

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