“La seduzione dell’antico” e il coraggio di dissacrarlo in mostra a Ravenna

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Enrico Baj – Mona Lisa, 1992

Grandi nomi preannunciano il successo di una corposa mostra, ma questa volta la scelta è stata davvero coraggiosa: far dialogare le opere non tra loro ma con la bellezza del passato, dissacrandolo o elevandolo ancora una volta a mito irraggiungibile.

Ci sono tutti gli artisti che amiamo come Duchamp, De Chirico, Pistoletto, Klein, Picasso, Morandi, Carrà, Martini, Casorati, Sironi, Fontana, Guttuso, Schifano, Mariani, Paladino e Man Ray.

La mostra La seduzione dell’antico. Da Picasso a Duchamp, da De Chirico a Pistoletto curata da Claudio Spadoni dal 20 febbraio al MAR di Ravenna è un lungo excursus sulla genesi di tutta l’arte che ci ruota intorno. Descrive tutti i modi e i luoghi in cui l’uomo guarda le opere del passato, impara ad amarle sino a volerle in qualche modo possederle, trasformandole col proprio linguaggio.

Come ogni mostra che si rispetti nasce dalla riflessione di grandi storici dell’arte come Elena Pontiggia, tra gli altri presente nel comitato scientifico del progetto, che hanno sempre posto come primo tassello per la costruzione consapevole dell’arte presente, la ricerca di suggestioni, riflessioni e codici in tempi diversi.
L’antico seduce e conduce gli artisti a vivere esperienze sensoriali i cui esiti sono inattesi e spesso sorprendenti, direttamente proporzionali al talento e al coraggio di chi si spinge a farli propri oltre ogni preconcetto. Così Marcel Duchamp con la Gioconda o Yves Klein con la Nike di Samotracia.

La-seduzioneDal Ritorno all’Ordine al Realismo magico, dalla Pop Art di Schifano all’Arte Povera di Pistoletto il passato viene riletto sempre con deferenza. Di certo questo ci fa pensare che l’arte, quando è grande, riesce a farci balzare avanti e dietro nel tempo anche di fronte alla stessa opera senza svilirla anzi amplificandone la forza espressiva.
Michelangelo riteneva che l’opera era intrappolata nella materia e lo scultore era colui che la liberava in tutta la sua bellezza, questa mostra cerca quella stessa opera in altri luoghi, dando a lei nuova forma e a noi nuovi pensieri sul come e perché.

Di certo organizzare una mostra del genere è davvero un’impresa faticosa ma rende fiera tutta la categoria degli storici e critici dell’arte italiana.
Questa occasione rende visibili a tutti le strade che lo studio dell’arte può percorrere, le porte che può spalancare affinché gli artisti ancora in erba possano trovare ispirazione, quelli affermati un termine di confronto, gli appassionati goderne liberamente e gli esterofili riflettere a lungo sull’importanza della storia dell’arte italiana nella vita quotidiana dell’intera umanità!

Felicia Guida per MIfacciodiCultura

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