“Affinità elette”: l’arte contemporanea come dialogo e scambio

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Cronotopo
Cronotopo

Il 29 gennaio è stata inaugurata alla Raccolta Lercaro di Bologna la mostra Affinità elette, un percorso di un centinaio di opere che vuole mostrare le collaborazioni e gli scambi più proficui dell’arte contemporanea mantenendo come fulcro la personalità dell’artista e designer Nanda Vigo.

La Vigo nel corso della sua carriera ha intrecciato la propria ricerca artistica con quella di altre personalità che ha appunto eletto a interlocutori privilegiati del proprio lavoro; in mostra quindi le sue opere sono affiancate da quelle di Manzoni, Castellani, Fontana, Beuys, Rotella, Schifano e molti altri. Si delinea quindi una panoramica completa di quel fervore culturale tanto milanese quanto europeo che ha animato gli anni ’60 in cui gruppi di artisti legati da un comune sentimento dell’arte oltre che da amicizia hanno prodotto nuove possibilità espressive.
In mostra inoltre vi è un gruppo di opere proveniente da una cooperativa d’arte fondata nel 1976 e di cui Nanda Vigo è stata promotrice.

La ricerca di questa artista si è concentrata in particolar modo sul rapporto tra lo spazio e il tempo e tra la luce a la trasparenza, da qui il titolo Cronotopo dei suoi lavori (in greco infatti chronos significa tempo e topos luogo): si tratta di opere che acquistano significato in relazione al punto in cui vengono posizionate, alla luce che le investe, alla presenza o assenza di qualcosa dietro di esse. In molti casi entra a far parte dell’opera il contesto in cui è inserita e acquistano così un importante spessore le scelte curatoriali legate alle esposizione di lavori con superfici trasparenti o a specchio e che quindi inevitabilmente vanno a intrecciarsi con l’intorno e gli spettatori stessi.

IMG_20151106_180238Connesso al tema della trasparenza è il tema dell’assenza di colore che in molti casi viene inserito in modo immateriale attraverso la luce artificiale. L’opera in mostra Light progressions è ad esempio formata da una semplice e minimale lastra in vetro laccato e satinato nero che prende vita mediante due luci al neon, una blu e una rossa. Evidente in questo caso il riferimento a Fontana, artista che per primo ha modellato e plasmato la luce al fine di ottenere specifici effetti. Si vedano ad esempio le tele forate con fonti luminose alle spalle o casi in cui invece la luce è unica e vera protagonista come l’intreccio di led oggi esposto al Museo del Novecento a Milano.

Una mostra caleidoscopica in cui si affacciano diverse personalità del mondo dell’arte con opere altrettanto dissimili, ma che nascondono un proficuo dialogo di fondo tra le parti e una sperimentazione che mira alla creazione di un’arte oltre i confini della tela e protesa verso la monocromia se non l’assenza del colore quale componente materica di un’opera.

Elisa Pizzamiglio per MIfacciodiCultura

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