Una mostra in omaggio ad Henriette, la musa di Fortuny

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42161-01Dietro ogni grande uomo, c’è sempre una grande donna. Non potrebbe esserci frase più azzeccata per introdurre Adèle Henriette Nigrin, meglio conosciuta come Henriette Fortuny.

Le notizie sul conto di questa grande donna sono in realtà molto scarne. Sappiamo solo che aveva origini francesi (nasce a Fontainebleau nel 1877) e che proprio in Francia, a Parigi, incontrò agli inizi del ‘900 il giovane Mariano Fortuny.

All’epoca il signor Fortuny era un artista già abbastanza noto, soprattutto in qualità di pittore e di scenografo teatrale. Henriette era una giovane molto bella e dalla viva intelligenza. Il colpo di fulmine tra i due fu inevitabile e Mariano portò con sé Henriette a Venezia, nonostante la giovane fosse (probabilmente) già sposata. Dal 1902 al 1949 la loro vita sarà inseparabile.

Proprio a questa misteriosa donna è stata quest’anno dedicata la mostra Henriette Fortuny. Ritratto di una musa, visitabile dallo scorso 19 dicembre fino al 13 marzo 2016 presso l’omonimo palazzo dove la coppia visse e diede vita ad alcune delle migliori creazioni tessili dello scorso secolo.

Mariano Fortuny
Mariano Fortuny

Palazzo Fortuny (che in precedenza era noto come Palazzo Pesaro degli Orfei) si trova a Venezia, nel sestiere di San Marco, e per quasi cinquant’anni ospitò il laboratorio Fortuny, da cui uscirono tessuti e abiti pregiatissimi. Henriette contribuì in maniera determinante al successo che le creazioni del marito ebbero negli anni. Proprio a lei si deve l’idea del celebre Delphos, l’abito in finissima seta plissettata che rivoluzionò la moda di inizio secolo, fino a diventare simbolo di un’eleganza senza tempo.

Spiega Daniela Ferretti, curatrice della mostra:

Henriette è il ritratto di una Musa, ma anche di una Vestale: per tutta la vita si fece carico di gestire il laboratorio con più di 100 lavoranti, di seguire la clientela e la parte commerciale. Per il marito fu una sorta di manager ombra. Riconoscendone il genio lo volle liberare da tutti gli aspetti pratici in modo da non rallentarne la creatività.

Nel corso del 2015 è stato effettuato un accurato lavoro di ricerca, di riordinamento e di manutenzione sulle collezioni del Museo Fortuny. Questo ha permesso di selezionare circa duecento fotografie, tra le oltre dodicimila originali tra lastre di vetro alla gelatina e pellicole in celluloide, che sono ora esposte al pubblico. Per la prima volta saranno inoltre visibili alcuni filmati amatoriali girati da Mariano Fortuny negli anni Trenta, grazie a recenti operazioni di restauro eseguite con il contributo della Maison Vuitton.

Abito Delphos
Delphos

La storia di Henriette Fortuny è significativa proprio in virtù del ruolo che ella ebbe a fianco del marito: una parte che potrebbe apparire secondaria e che resterebbe nascosta agli occhi degli osservatori meno attenti, ma non per questo una parte meno importante e degna di nota. Un po’ come avviene nella musica: in un’orchestra a ogni strumentista viene assegnato un posto ben preciso, che corrisponde a una parte, o per meglio dire a una voce, così ci sono, ad esempio, i primi violini che interpretano la prima voce, i secondi la seconda voce e via di seguito. Certamente le capacità musicali dei vari esecutori saranno diverse e innegabilmente i primi violini avranno un’abilità tecnica superiore, ma questo non deve portarci a sminuire tutti gli altri membri dell’orchestra. Ognuno di essi riveste un ruolo diverso, ma tutti sono fondamentali per la riuscita complessiva dell’esecuzione, che solo ad orchestra completa può risultare perfetta.

Allo stesso modo Henriette fu una seconda voce, ma la sua costante presenza fu determinante perché l’abilità di Fortuny potesse brillare e regalare al mondo i suoi capolavori.

Alessia Sanzogni per MIfacciodiCultura

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