“The Hateful Eight”: quando il sangue diventa arte

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The-Hateful-Eight-BannerÈ appena giunto nelle sale italiane l’ottavo film di Tarantino, secondo del genere western, considerato da molti come uno dei suoi migliori lavori. The Hateful Eight è l’ammiccamento al cinema italiano, specie a Sergio Leone visto anche l’autore delle musiche: Ennio Morricone, un must del genere (premiato con un Golden Globe per la migliore colonna sonora ed una candidatura ai Premi Oscar 2016). Distribuito negli Stati Uniti dalla Weinstein Company, ha avuto per volere del regista stesso una distribuzione limitata in pellicola Ultra Panavision 70mm, un formato inutilizzato da circa cinquant’anni.

La trama è presto detta. Qualche anno dopo la Guerra Civile, otto sconosciuti si trovano per colpa di una tormenta di neve, nell’Emporio di Minnie, una locanda del Wyoming. Otto personaggi diversi da loro, un boia e la sua prigioniera, un cacciatore di taglie, un messicano, uno sceriffo, un piccolo uomo, un mandriano e un confederato devono convivere per un paio di giorni sotto lo stesso tetto. Qualcuno mente sulla sua identità, il boia se ne accorge perché sospetta di un possibile alleato della sua prigioniera, dal valore di 10.000 dollari. Un valzer di storie, intrecciate come quasi mai prima d’ora nei suoi film, con le sfumature di un giallo.

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Russell, Morricone, Tarantino e Madsen

Gli attori, superbamente richiamati da Tarantino, interpretano ruoli chiave della storia Americana, specie quella periferica. Samuel L. Jackson, cavallo di battaglia del regista per la sue recitazioni precedenti in film come Pulp Fiction, è il vero mattatore della scena. Intrigante e folle, interpreta il ruolo di un ex combattente di colore, con un passato pieno di vendette. Le parole escono taglienti dalla sua bocca, è lui a governare la scena della pellicola.
Tim Roth, altro fedelissimo di Tarantino, interpreta un signorotto inglese che si doveva dirigere verso la città. È un uomo sagace e intelligente, pronto a mediare dopo le prime discussioni nel locale.
Kurt Russell impersona il “boia”, un cacciatore di taglie famoso per accompagnare i suoi prigionieri direttamente all’impiccagione, pronto a vedere la morte nei loro occhi. È molto spavaldo e superbo, riesce a capire la congiura alle sue spalle ma non ne capisce l’autore.
Menzione speciale a Jennifer Jason Leigh, nominata all’Oscar come attrice non protagonista, la quale recita la parte della prigioniera. Essa è furba e non è intimorita dal destino che il boia ha prestabilito per lei.

Hateful-Eight-Trailer-110515La violenza è l’elemento chiave del film. La stessa storia parte piano per poi evolversi in crescendo a metà, dove inizia il ballo della morte. I personaggi racchiudono al loro interno un animo violento, capace delle peggio nefandezze appena punti nell’orgoglio o in cado di pericolo. L’elemento vincente è la scorrevolezza e la semplicità: una vicenda facile da capire, ambientata in unico ambiente come può essere un classico rifugio di montagna apparentemente tranquillo. L’ambiente limitato non riduce l’impatto della storia, anzi la rende “un involucro pronto ad esplodere alla minima pressione”, incollando lo spettatore allo schermo. Lo spettatore è catturato grazie all’elemento del giallo, dove il nemico è nascosto come una carta nel grande mazzo, rendendo difficile la sua individuazione.
Come il suo modello Sergio Leone, una caratteristica di Tarantino, oltre alle scene di sangue, è l’attenzione per il dettaglio. Alcuni elementi vengono evidenziati e catturano l’attenzione dei personaggi, nonostante la difficile comprensione per lo spettatore. Essi risulteranno fondamentali nel corso della storia, facendo tradire il nemico e il suo astuto piano.

The Hateful Eight ha incassato complessivamente circa 117.2 milioni di dollari, a fronte di un budget di 44 milioni. Un film capace di catturare lo spettatore, rendendolo partecipe come fosse egli stesso protagonista dei fatti nell’Emporio di Minnie. Senza armi, ovviamente.

Marco Gobbi per MIfacciodiCultura

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