Händel e Hendrix in London

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HandelHousejpgImmaginarsi Jimi Hendrix e George F. Händel vicini di casa. Pensare il psichedelico chitarrista hippy di Woodstock bussare alla porta del maestro della famiglia reale inglese per chiedere lo zucchero da mettere nel tè, e sentirsi rispondere che nel tè lui ci mette solo il latte.

Questa è stata la prima immagine che mi è venuta alla mente alla notizia che la Handel House Trust ha deciso il prossimo 10 febbraio di aprire le porte dell’appartamento londinese di Jimi Hendrix che verrà trasformato in un museo, che caso vuole si trovi nello stesso palazzo in cui il compositore del Diciottesimo secolo Friedrich Händel (la dieresi sulla “a” è messa qui per correttezza storica) ha vissuto per trentasei anni.

HendrixIl palazzo in questione si trova al numero venticinque di Brook Street nel quartiere di Mayfair, fra Soho e Hyde Park. L’occhiello dell’articolo che sul sito della Handel House Trust promuove l’evento, stuzzica il lettore sottolineando il fatto che il muro (figurato e fisico) di duecento anni che separa i due musicisti, in realtà li accomuni nella scelta di stabilirsi a Londra.

Per quanto stoni (è il caso di dire) accostare la chitarra in fiamme di Hendrix con le opere classiche di Händel, si può senz’altro apprezzare il fatto che l’ente culturale utilizzi tutte le frecce al suo arco. La popolarità globale, e commerciale, dell’icona del rock americano verrà infatti sfruttata per aumentare la visibilità di un’altra figura altrettanto importante ma meno conosciuta, anche se in realtà meriterebbe tutti gli onori spesi per Hendrix, forse di più.

(c) The Royal Society of Musicians of Great Britain; Supplied by The Public Catalogue FoundationAl di là di queste considerazioni, appare però evidente come in Inghilterra l’impegno per la promozione culturale sia in assoluto più serio e vivo rispetto a quello italiano. L’accostamento fra i due appare azzardato e kitsch, quasi come le tazze con sopra la foto della regina, ma se lo scopo è quello di mettere in luce l’arte e la cultura ben venga. Dopo tutto non si tratta né di mettere il kilt a Hendrix né di far suonare un assolo di chitarra a Händel. Ciò che viene sottolineato è il fatto che una città, nel caso Londra, costituisce una forte fonte di ispirazione per gli artisti, per l’arte. Decidere di vivere a Roma, piuttosto che a Parigi o a Berlino influenza inesorabilmente il lavoro di un artista.

Per concludere: la mostra varrà il costo del biglietto? Non saprei. L’iniziativa è apprezzabile? Si, senza dubbio.

Damiano Sessa per MIfacciodiCultura

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