Vasco: o lo ami o lo odi

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vasco rossi 3Parlare del Vasco è diventata oramai impresa assai ardua, perché qualunque direzione prenda la tua opinione, sai già che la forca è assicurata.
Lo odi? I suoi fan ti guarderanno con sguardo truce intimandoti a denti stretti di lasciare stare il grande Blasco, manco avessi insultato loro il figlio.
Lo ami? Allora preparati alla pioggia di sguardi di sufficienza da parte dell’alternativo di turno che non mancherà di farti sapere con eccessiva franchezza quanto tu sia un pecorone tra la massa. Che lo vogliamo o no, Vasco Rossi è un personaggio che divide l’opinione del popolo della musica.

I difensori dell’artista e i suoi haters si battagliano ormai da decenni sull’eterna questione Vasco sì o Vasco no. Oggi il Blasco compie 64 anni, e ha raggiunto una certa età nonostante la sua Vita Spericolata.
A costo di essere guardata come una che bestemmia in chiesa, vi dirò che a me il personaggio Vasco non dispiace per niente. Il suo pubblico così variegato e dall’ampio range di età, ci fa capire quanto la sua musica abbia raggiunto un alto livello di trasversalità grazie alla grande comunicabilità dei suoi testi (che, trattando di temi banali, sono di comprensione immediata), grazie al suo stile ruvido e grezzo che piace per la sua semplicità e la sua energia, e grazie soprattutto alla traboccante genuinità di cui trasuda.
Si tratta di canzoni semplici, senza la pretesa di una grande levatura, e anche se non piacciono, quando qualcuno attacca a cantarle tutti lo seguono.

vasco rossi 2Il grande pubblico italiano ha etichettato da sempre Vasco come Il rocker italiano. Ecco, chiariamo la cosa una volta per tutte: sarà coinvolgente, divertente, tosto, ma rocker proprio no. L’atteggiamento da duro con gli occhiali da sole e un assolo di chitarra elettrica qua e là in un paio di canzoni, non fanno dell’artista un militante del rock. Etichettatelo “pop” per l’amor del cielo. Al limite, vi concedo “pop-rock”.
I vecchi album di Vasco (in particolare quelli tra gli anni ’80 e i primissimi anni duemila), contengono originalità e una buona dose di carica e, in un modo o nell’altro, si sono conquistati ciascuno un piccolo posto nella nostra memoria musicale collettiva. Tutto molto bello, ma parliamo di oggi. I suoi ultimi tre album sono l’equivalente di un toc toc sulla spalla con annesso «È arrivata l’ora di farsi da parte». Gli stadi ai concerti saranno anche sempre pieni, ma certamente non è per il successo di questi ultimi lavori, quanto per il desiderio di seguire il proprio idolo sempre e ovunque, nella speranza però che suoni anche le vecchie canzoni. I nuovi album di Vasco sembrano un assemblaggio disordinato di roba vecchia, stantia, tenuta  insieme con i soliti quattro accordi.
Insomma tanti “eeeeeeeh” e poca sostanza. Sarebbe ora di fermarsi, Blasco, lasciaci conservare il bel ricordo dei tuoi tempi migliori.

Isabella Poretti per MIfacciodiCultura

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