“Il figlio di Saul”: la forza della disperazione

0 749

Il 21 gennaio 2016, pochi giorni prima della Giornata della Memoria è uscito nelle sale cinematografiche italiane Il figlio di Saul, nuovo film sulla tragedia dello sterminio degli ebrei da parte dei nazisti. Il regista ungherese László Nemes si è ispirato a uno scritto di alcuni sonderkommandos intitolato La voce dei sommersi, che fu ritrovato sepolto sotto terra alcuni anni dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. Questi gruppi erano composti da deportati ebrei che venivano selezionati in base alla loro forma fisica per collaborare con i nazisti, e avevano il compito di accompagnare gli altri ebrei alle camere a gas e successivamente di portare i loro corpi ai forni crematori.

Il figlio di Saul 2
Géza Röhrig nei panni di Saul

Saul Ausländer è un ebreo ungherese che è stato deportato nel campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau, e reclutato come sonderkommando. Mentre il suo gruppo sta organizzando un modo per fuggire e scampare la morte che li attende a breve, l’uomo sembra riconoscere suo figlio all’interno dei forni crematori. A questo punto perde completamente di vista il progetto di lasciare il campo, porta via il cadavere, e il suo unico obiettivo diventa quello di offrire al ragazzino una degna sepoltura. Così si mette alla ricerca di un rabbino che possa celebrare i riti funebri e onorare la sua morte.

Il regista ha voluto raccontare in modo diverso quello che ogni anno ci si presenta davanti agli occhi. Nel corso della Storia, infatti, sono passate nelle sale cinematografiche un’infinità di opere in ricordo delle vittime dell’Olocausto. In questo caso, la storia ci viene raccontata attraverso gli occhi di un uomo che vive un dolore immenso, un uomo condannato a morte ma che prima di lasciare il mondo deve anche sporcarsi le mani, con il sangue del suo stesso popolo. Una storia coinvolgente, che fa immedesimare lo spettatore nel protagonista, tanto lacerato nell’anima da cercare quasi di redimersi, con la sepoltura del presunto figlio, dalle brutalità che è obbligato a compiere.

Laszlo Nemes
László Nemes

L’opera di Nemes, che ha ricevuto il Grand Prix della giuria al Festival di Cannes nel 2015 ed è candidata al Premio Oscar come miglior film straniero, ha saputo consegnare al mondo una visione meno violenta del solito dal punto di vista delle immagini, ma estremamente carica dal punto di vista delle emozioni. Un film in grado di imprimersi nella mente degli spettatori con una forza impressionante, facendo vivere in prima persona gli orrori e la disperazione di uomini come noi, i quali però sono costretti a reprimere i loro sentimenti per mantenersi in vita solo qualche giorno in più.

Mattia Lobosco per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.