“Steve Jobs”, la leggenda del grande sognatore

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Nelle sale è finalmente giunto Steve Jobs, film diretto da Danny Boyle, interpretato da Micheal Fassbender e Kate Winslet, che racconta l’incredibile storia del fondatore di Apple. Il più grande visionario della storia dell’informatica. L’uomo che attraverso la forma è riuscito a vendere il contenuto. L’uomo che della creatività ed eleganza stilistica ha fatto il suo cavallo di battaglia.

No Merchandising. Editorial Use Only. No Book Cover Usage Mandatory Credit: Photo by Francois Duhamel/REX Shutterstock (5225575b) 'Steve Jobs' film - Kate Winslet, Michael Fassbender 'Steve Jobs' film - 2015
Kate Winslet e Michael Fassbender in “Steve Jobs”

La figura pionieristica, quasi leggendaria, di Steve Jobs godeva di fama internazionale ben prima del suo decesso e, inutile dire, ingigantita esponenzialmente dalla prematura morte avvenuta nel 2011. Ma se il corpo di Jobs se n’è andato così prematuramente, non si può dire lo stesso dello spirito, che vive nella sua progenie di iPhone in continua e incessante proliferazione, ma anche nei film che tributano la sua figura.

Tempestivo ed immediato è stato l’avvio alla produzione del film Jobs del 2013, interpretato da Ashton Kutcher e diretto da Joshua Michael Stern. Una produzione ambiziosa però non all’altezza delle proprie aspirazioni (o almeno secondo il parere di buona parte della critica). Un film che ha lasciato insoddisfatta la moltitudine di fan di Steve Jobs, la qual doveva essere riscattata con un’opera all’altezza del mito.
Con Steve Jobs dunque sembra si cerchi appunto onorare degnamente la memoria del fondatore della mela più celebre del mondo, ma, anche se risulta un prodotto qualitativamente superiore al precedente, non sempre riesce a soddisfare le impossibili aspettative. Perché, chiaramente, l’asticella viene notevolmente alzata dal momento in cui ci si deve confrontare con una figura così imponente e per di più contemporanea.
È infatti impresa alla portata anche anche di registi “comuni mortali” raccontare lo Steve Jobs professionista, tanto noti e trasparenti sono gli snodi della sua vicenda lavorativa e di quella in relazione a Bill Gates, ma è molto più complesso raccontare l’uomo dietro la stessa gigantografia che la sua stessa fama gli ha creato.

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Steve Jobs e il “suo” iPhone

Steve Jobs è stato una figura contemporanea di difficile penetrazione e altamente controversa. La sua discutibile morale in contrasto con il candore del suo sguardo nell’immaginare un design dalle forme pulite ed eleganti, come vorrebbe la tradizione Bahuaus, fa di Jobs un personaggio di difficile rappresentazione che portà con sé il forte rischio di scadere nella stilizzazione o peggio nello stereotipo.
Ashton Kutcher non è stato all’altezza della caratterizzazione del personaggio, rappresentandolo con una postura plastica e innaturale, come gli stessi dialoghi trascinati lungo il film. Lo Steve Jobs di Fassbender è indubbiamente più credibile e coinvolgente del predecessore, ma ancora trova qualche picco spigoloso che lo rende una caricatura più che una persona umana.

La storia di Steve Jobs è più minimalista nel film di Danny Boyle rispetto a quello di Joshua Michael Stern, poiché non racconta l’intero percorso di vita della Apple e del suo creatore, bensì i tre punti cardine, ovvero i tre speech (discorsi): quello per la presentazione di Macintosh nel 1984, di NeXT nel 1988 e dell’iMac nel 1998. I tre momenti in cui Jobs ci ha messo la faccia, l’anima, il denaro nei sogni in cui credeva. Gli avvenimenti in cui si è giocato il tutto per tutto, in cui sarebbe stata la vittoria o la disastrosa sconfitta.

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Ashton Kutcher in “Jobs” (2013)

Anche se la storia sappiamo tutti come è andata a finire, in Steve Jobs la tensione rimane alta per tutta la durata del film grazie all’impeccabile regia e alla recitazione degli attori, mentre i dialoghi, spesso ridondanti e trascinati lungo la narrazione, non sempre aiutano gli interpreti nel rendere davvero credibili i personaggi e la trama.
Il lato umano, fragile di Jobs non viene esplorato attraverso le sue sconfitte lavorative, ma tramite quelle affettive legate alla sua figura di padre assente per la sua brillante e affezionata figlia, un rapporto quello tra i due credibile e tratteggiato con delicatezza e tinte delicate. Esteticamente interessanti anche alcune scelte visive sulle inquadrature che sembrano rappresentare la stessa eleganza e pulizia del design di Steve Jobs.

Federica Cunego per MIfacciodiCultura

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