Due mostre straordinarie per i 150 anni d’amicizia tra Italia e Giappone

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In questo 2016, durante il quale si celebrano i 150 anni dal diplomatico “Trattato d’Amicizia e del Commercio” fra Italia e Giappone, vediamo aprirsi trionfalmente una serie di eventi e manifestazioni per la promozione dell’arte italiana in Giappone -e viceversa- con due esposizioni del tutto uniche: al Tokyo Metropolitan Museum arriva Botticelli e il suo tempo, visitabile dal 16 gennaio fino al 3 aprile, dove, seppur in assenza dei famosi inamovibili degli Uffizi (la Primavera e la Nascita di Venere) il curatore Alessandro Cecchi in collaborazione con Shigetoshi Osano è riuscito ad avvalersi di opere comunque eccelse, sparse tra i maggiori musei italiani. Per la prima volta capolavori come La Calunnia degli Uffizi e La Madonna del libro del Poldi Pezzoli di Milano ma anche La bella Simonetta, più complicata da vedere perché appartenente ad una società privata di trading, sono giunti dall’altra parte del mondo tra mille onori e attenzioni, oltreché accompagnate da molte discussioni e critiche.

13_botticellijp2 (1)Altra mostra imperdibile per i nipponici sarà quella tenuta all’Edo Tokyo Museum, Leonardo da Vinci, Beyond the visible, a cura di Agnese Sabato e Alessandro Vezzosi, supportata da NHK (la TV pubblica giapponese) con il giornale Mainichi Newspaper insieme alla Fondazione Metropolitana per la Storia e la Cultura di Tokyo.

Nel caso di Botticelli si tratta della prima mostra giapponese dedicata al famosissimo artista fiorentino, nel caso di Leonardo viene messa in risalto la sempre curiosa dualità tra genio scientifico ed estro artistico che lo caratterizzò.

Con le delicate opere coinvolte, che hanno di fatto attraversato mezzo pianeta, sorgono certo interessanti questioni e discussioni. In primis, l’enorme prezzo a cui esse vengono assicurate poiché i rischi per la loro conservazione sono elevatissimi. Questo fa sorgere un’ulteriore osservazione: nell’era del digitale ancora sentiamo fortissimo il bisogno di muovere i beni per poterne usufruire realmente. La questione è duplice: la radice del problema è legata forse ad un nostro forte legame con la materia delle opere “di valore” oppure può essere riconducibile alla trasformazione del nostro stile di vita: noi viaggiamo molto di più rispetto a 50 anni fa, di conseguenza trasciniamo con noi in questo turbinio di spostamenti anche degli oggetti che potrebbero molto facilmente risentirne.

Il fatto potrebbe rivelarsi problematico se lo vedessimo dal punto di vista dell’opera d’arte: a parte i libri e le miniature, abbiamo a che fare con manufatti che non sono stati concepiti per compiere viaggi e comunque dopo secoli di difficile conservazione molti esperti del settore –giustamente- possono lamentare come questa operazione che sottopone a continuo “stress” i dipinti quattro-cinquecenteschi sia una decisione azzardata.

s_20160116-241x342Considerando poi che molti dei turisti “d’assalto” dei maggiori musei italiani sono proprio giapponesi vien da sorridere, pensando che il quadro d’insieme non sembra avere molto senso: proprio per questo le mostre di cui parliamo sono eccezionali, sono da considerarsi un omaggio verso quel popolo che negli ultimi 30 anni ha tanto dimostrato attaccamento al turismo culturale italiano.

Complessivamente quello di queste due esposizioni è un progetto che va considerato positivamente: nonostante tutti gli apparenti “contro”, è lodevole perché è un’impresa nuova, che sfida le convenzioni, che sfida il suo tempo e rappresenta un notevole sforzo, sia burocratico che diplomatico, da entrambe le parti. Perché se fatto con cura, ogni scambio culturale varrà sempre la pena di esser fatto, a maggior ragione se riguarda due maestri massimi e sempre attuali e ricchi di fascino come i fiorentini in questione, che hanno saputo arrivare alle corde dei giapponesi e ancora le toccano profondamente.

Gaia Boldorini per MIfacciodiCultura

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