Basta un poco di letteratura e la Fisica va giù

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In un paese dove il numero di persone che legge più di tre libri l’anno si aggira intorno al 5,8%, pubblicare un libro è sempre un azzardo per un editore, soprattutto se tratta di argomenti che la maggior parte delle persone considera “ostici”. Ma ogni libro è una storia a sé e così può capitare che anche alcuni di questi testi “difficili”, pubblicati da qualche casa editrice quasi per scommessa, riescano invece ad avere ottimi risultati.

c747cc8b56680e90230c05ca62595ee1_w600_h_mw_mh_cs_cx_cyCosì è accaduto per il nuovo libro del fisico italiano Carlo Rovelli Fisica. Sette simpatiche lezioni che, pubblicato nel 2014 da Adelphi, è passato da una tiratura iniziale di 8000 copie ad averne vendute in poco più di un anno 330 mila. La sorpresa di fronte a questo buonissimo risultato non è ovviamente per la qualità del libro, quanto per la specificità degli argomenti trattati che si provava a proporre ad un pubblico non per forza specializzato e competente in materia, come ha commentato l’editore di Adelphi Roberto Calasso:

Non avevamo dubbi sulla qualità: il libro è magistralmente scritto e unico nel suo genere. Ma non ci illudiamo mai di sapere troppo sulle reazioni dei lettori.

Che ci fosse qualche preoccupazione riguardo l’accoglienza del libro è più che comprensibile, d’altronde chi, nonostante l’accattivante titolo, ricorda come simpatiche le lezioni di fisica del liceo? Eppure il libro ha trovato ad accoglierlo un bacino di pubblico non solo ampio, ma anche diversificato, composto da, come ha spiegato Calasso:

Quei tanti affascinati da quello che è successo nella fisica, da Einstein a oggi. Anche molto giovani. Contrariamente a quello che si dice, che i lettori cioè non ci siano più, un pubblico interessato esiste ancora. La cosa difficile è far incontrare i lettori con il libro giusto. E questo libro è penetrato un po’ ovunque, anche nella grande distribuzione.

Ma cosa significa esattamente «far incontrare i lettori con il libro giusto»? Non solo, come potrebbe venire immediato pensare, realizzare diversi tipologie di narrazione per soddisfare ogni desiderio dei lettori,  ma anche cercare di adeguare tutti i temi, persino quelli più complessi, alle necessità e alle capacità di comprensione del lettore medio. Si potrebbe pensare che questo sia un tentativo degli ultimi tempi per ovviare alla crisi dell’editoria,  ma in realtà l’esperimento vanta precedenti più antichi, tra i quali potremmo citare l’abate Antonio Stoppani che nel 1876 pubblico il libro Il Bel Paese.

il-bel-paeseCollocato nel genere della “letteratura di viaggio” in quanto descrive i viaggi del protagonista lungo lo stivale, il libro ha in realtà come scopo anche quello di descrivere secondo gli schemi delle scienze naturali e della geografia fisica quanto è possibile vedere in Italia. Il tutto viene però fatto attraverso un linguaggio semplice, a tratti comico, adatto addirittura ai bambini tanto che questo testo venne riadattato per essere usato nelle scuole.

A oltre un secolo di distanza, e magari senza neanche conoscere il testo del suo illustre precedente, Rovello ha compiuto un procedimento simile cercando di avvicinare una materia scientifica (in questo caso la fisica) ad un pubblico il più vasto possibile e per farlo ha utilizzato un linguaggio semplice, uno stile narrativo che richiamasse un po’ il modello delle lezioni ma in modo più colloquiale, spontaneo, tanto che la maggior parte delle domande a cui tenta di rispondere probabilmente se le saranno fatti anche quelli che di fisica parlano poco e male volentieri.

Di fronte a questi due esempi diversi ma simili per quanto riguarda gli obiettivi, non possiamo non pensare che forse il vero problema dei libri considerati “ostici” non è il libro in sé, ma semplicemente il modo in cui viene scritto. Tutti possono leggere di scienza e provare a capirla, tocca a chi ne scrive trovare il modo più adatto per parlarne.

 

Silvia Meloni per MIfacciodiCultura

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