La Scapigliata – Due battute sull’Art Nouveau e Mucha

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Milano, 6 febbraio 1862

La maggior parte degli artisti non è mica Van Gogh, e Mio caro Ragazzo grazie dei fiori ma preferisco un’estate al mare. Siamo anime perse che cantano gimme five ogni sabato. Avrai ragione tu, è l’abitudine di tornare, ma io non sono come Vera Nabokov. Ad esempio a me piace il sud ed un ragazzo di stradaconosciuto al Breakfast Club. Se avessi il Generale Lee seguirei la Rotta per casa di Dio per scovare Jack the Ripper… forse potrà spiegarmi la differenza tra walking dead e il giudizio universale.

Con affetto,

La Scapigliata

Debussy, Arabesque n°1

C’è un’arte che vive per l’arte, per se stessa. Questa è una definizione che è facile ridicolizzare, ma se si pensa che è alla base del “modernismo” e di tutta una serie di movimenti europei che hanno generato opere in grado di meravigliare ancora oggi, forse è bene dimenticarsi i sorrisi sardonici.

L’arte per l’arte significa, per gli adepti, un lavoro libero da ogni preoccupazione al di fuori di quella del bello in se stesso. […] Il grande errore degli avversari della dottrina dell’arte per l’arte e di Toepffer in particolare, è credere che la forma possa essere indipendente dall’idea; la forma non può prodursi senza idea, e l’idea senza forma. L’anima ha bisogno del corpo, il corpo ha bisogno dell’anima

Così Théophile Gautier risponde ai detrattori dell’autonomia del bello il primo settembre 1847 sulle pagine del Revue des deux mondes.

Mucha - Job
Alfons Mucha – Job

L’arte per l’arte è il concetto alla base di quel movimento artistico che invade l’Europa fra il 1880 e il 1910, che in Francia si chiama Art Nouveau, in Italia Liberty, in Germania Jugendstil, un movimento che abbatte la muraglia fra Arte Maggiore (o Pura) e Arte Applicata. Certo non ha partorito pittori in senso stretto e questo è il suo problema, l’origine della sua sfortuna presso gli storici, o critici e tutta la banda Bassotti al gran completo. È però l’origine della sua fortuna presso gli amatori, gli imprenditori, gli scenografi e brave signore borghese, che alla lunga l’hanno sempre vinta contro i Toepffer & Co.

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Alfons Mucha – gioielleria di George Fouquet

L’Art Nouveau è bella, è piena di grazia ed eleganza, è piacevole, in alcuni casi esagerata e kitsch. L’Art Nouveau non bada che tu sia attrice o moglie, conservatore o rivoluzionario. L’Art Nouveau riesce attraverso il potere della linea serpentina a far trionfare sulle tavole delle signore perbene mostri da bestiario, perché non sono solo pavoni e fiori di loto a invadere gli ambienti parigini ma pure sfingi e pipistrelli. Le tavole, si perché è al modernismo che si deve l’avvio del design.

Mucha
Alfons Mucha

Nella Parigi della Belle Époque, una figura si staglia, quella di Alfons Mucha. Un cecoslovacco, nemmeno lontanamente francese. Nella capitale francese inizia disegnando per i giornali, è il 1887, ma sarà il suo sodalizio con Sarah Bernhardt, lungo sei anni, a consegnare entrambi alla storia. E alle pareti dei musei.

Mucha - Documents Décoratifs
Alfons Mucha – Documents Décoratifs

Qualcosa da appuntare alle pareti del museo che di questi tempi li ospita, il Palazzo Reale di Milano, c’è. Dopo aver celebrato l’allestimento della Grande Madre mi vedo costretta ad arricciare il naso e alzare il ditino. Rivestire di panelli dipinti con colori forti le sale museali si dimostra spesso  una decisione scellerata, qui nelle ultime sale il colore rosa è addirittura accecante! e mortifica in modo assoluto e devastante i colori delle litografie.

Non era meglio lasciare in vista la vecchia tappezzeria, di gusto non simile ma comunque prossimo al modernismo?

Veronica Benetello per MIfacciodiCultura

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