Tutti ce lʼhanno con Robert De Niro

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Ma dici a me? Ma dici a me? Ma dici a me?

Era il 1976 quando Robert De Niro ci regalò una delle performance attoriali più celebri e indimenticabili della storia del cinema. Taxi Driver (di Martin Scorsese, 1976) lo incoronò protagonista di una nuova generazione di attori che, insieme ad Al Pacino, Dustin Hoffman e tanti altri, avrebbero scritto importanti capitoli della storia di Hollywood.

Che cosa è successo a quella star è ciò che si chiedono oggi molti fan.

top-365-films-raging-bullAttore straordinario, meticoloso, diligente, De Niro ha interpretato oltre 90 film nella sua lunga e fortunata carriera, lavorando con i più grandi registi del mondo, lasciandoci interpretazioni che sono diventate dei veri e propri cult. Poi, secondo alcuni, la caduta.
Ma è corretto parlare di caduta?
Sono passati decenni da quando quel giovane sconosciuto entrò nel mondo del cinema, sbalordendo il mondo con le sue interpretazioni e forse, con il passare degli anni, ci si aspettava una maggiore maturità che gli permettesse di tenere costante il livello altissimo delle sue precedenti performance.

Il cacciatore (Michael Cimino, 1978), Toro scatenato (M. Scorsese 1980) e il più recente Il lato positivo ((David O. Russell, 2012), che gli è valso una nomination agli Oscar, sono pellicole che hanno permesso all’attore di mostrare le sue migliori qualità, il suo essere, il suo talento. Opere che nella loro perfezione, nella loro diligenza, nella loro attenzione al dettaglio sono impossibile da replicare. Purtroppo, però, non tutti i film possono essere dei capolavori.

De Niro si è sempre mostrato un attore affamato, pronto alle sfide e alle novità che mai ha schivato durante la sua carriera. Quella fame, quella voglia di confrontarsi perennemente con se stesso, con il cinema e le sue nuove facce, con i gusti del pubblico e della critica, lo ha portato ha imboccare svincoli diversi.

Ma non tutti si sono dimostrati corretti.

Ma dʼaltro canto De Niro è un attore, non un veggente. Pensiamo a uno dei suoi film molto dibattuti come Disastro a Hollywood. Uscito nel 2008, la pellicola vedeva alla regia Barry Levison (Rain Man) e come protagonisti “ragazzacci” del calibro di Sean Penn, Robin Wright, Catherine Keener e Stanley Tucci. La sceneggiatura era tratta dallʼautobiografia di successo di un produttore di Hollywood. Con delle premesse così, nessuno, tanto meno De Niro, si poteva aspettare un insuccesso o per meglio dire, un mancato successo di pubblico e critica.
Poi entrano in gioco una serie di serie pellicole, ancora più criticabili, come Il Grande Match (Peter Segal, 2013) dove De Niro incrocia i guantoni con Stallone in un film che è stato schernito da critica e pubblico. O ancora Killing Season (Mark Steven Johnson, 2013), il thriller con John Travolta, che ha riscosso pessime critiche in tutto il mondo.

Robert De Niro. MUST CREDIT: Photograph by Brigitte Lacombe.Interpretando queste scelte come la semplice volontà dellʼattore di confrontarsi con personaggi difficili da interpretare per unʼartista di settant’anni, possiamo adocchiare facilmente quell’animo battagliero che da sempre ha caratterizzato lʼattore italo-americano.
Anche la partecipazione a commedie più leggere come la trilogia Ti presento i miei (Jay Roach, 2000), Mi presenti i tuoi? (Jay Roach, 2004), Vi presento i nostri (Paul Weitz 2010), o il recentissimo Lo stagista inaspettato (Nancy Meyers, 2015), dimostrano la versatilità di un attore capace di interpretare i più svariati generi cinematografici grazie anche all’esperienza decennale.

Perciò prendersela per le scelte di carriera di un attore non conoscendo fino in fondo le ragioni che lo hanno spinto verso quelle decisioni, mostra solamente quanto siano cagionevoli i nostri gusti e descrive lʼimportanza che attribuiamo alla reputazione di un attore famoso.

Forse non è De Niro ad essere caduto, forse è semplicemente il cinema. Sono i registi dietro la macchina da presa, è il pubblico in sala: è lʼinsieme, per farla breve.

Forse lʼunica sconfitta che si può attribuire a De Niro è quella di essere apparso col botto, in un lampo che ha oscurato tutte le stelle del firmamento cinematografico, regalando aspettative troppo grandi a un pubblico che ormai vive solo di queste.

Alberto Selvatico per MIfacciodiCultura

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