Una strenua chiarezza: la Memoria e “I mondi di Primo Levi”

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La memoria umana è uno strumento meraviglioso ma fallace.

Così inizia Sommersi e salvati, uno dei romanzi di Primo Levi.

image2Perché non basta un giorno per ricordare. Per meditare che “questo è stato”. Per questo Palazzo Estense a Ferrara, presso la sala dell’Imbarcadero, ospita il percorso itinerante I mondi di Primo Levi fino al prossimo 21 febbraio.
Un mese per indagare le diverse sfaccettature di uno dei protagonisti maggiormente conosciuti della Shoah. In collaborazione con il Centro internazionale di Studi Primo Levi, la fondazione MEIS, Museo dell’ebraismo italiano e della Shoah, ha voluto creare un percorso espositivo costituito di video, istallazioni, fotografie e documenti che analizzano in una chiave alternativa la vita dello scrittore deportato Primo Levi.

Curata da Fabio Levi (direttore del Centro Internazionale di Studi Primo Levi) e Peppino Ortoleva (docente di Storia della comunicazione all’Università di Torino), I mondi di Primo Levi è stata suddivisa in diverse sezioni, ognuna delle quali va ad approfondire uno degli aspetti che hanno caratterizzato l’uomo Levi.
L’esperienza del campo di concentramento che dalla sua forza di volontà è stata raccontata senza censure è l’inizio, non solo dell’esposizione ma dell’intera vita di Primo. Un inizio che non può che andare ad intrecciarsi con gli altri due aspetti trattati: la scrittura e la chimica.
La cultura, spesso lasciata in secondo piano nel ricordo delle atrocità dell’olocausto, ha sempre accompagnato Levi. Lo ha salvato dal lager in cui era rinchiuso.
Di stampo realista, descrittivo e asciutto, la prosa di Levi sembra portare nel suo stile tutta la crudeltà dell’esperienza vissuta e la razionalità emotiva del suo amore per la chimica. Perché come spiega lui stesso «Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario». Mai questa affermazione è stata più vera per la sua salvezza.

image3Messo da parte, spostato tra gli “utili” per le sue conoscenze scientifiche, non fu più sottoposto ai lavori forzati per dedicarsi alla pratica di laboratorio nel campo: Levi si fa esempio dell’importanza di conoscere, di avere una cultura e che anzi, è proprio questa che permette di essere uomini e ce lo ricorda attraverso le parole che Dante fa dire ad Ulisse nel Canto XXVI dell’Inferno: «Fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza».

E se la cultura e le lettere lo hanno salvato, parte della sua vita è stata anche la lotta partigiana e l’interesse al lavoro che analizzo nel romanzo La chiave a stella. Esempio della sua rinascita umana dopo Auswithz. Un ritorno tramite la letteratura ad una positività verso il genere umano che nel suo fare, nel suo agire, ha ancora la capacità di realizzare se stesso.

Il percorso così articolato mostra il profondo cambiamento psicologico di un uomo che ha potuto provare sulla propria pelle la peggiore tortura possibile, la perdita di umanità, e che grazie alla cultura è poi riuscito a recuperare una possibile fiducia in quella umanità ritrovata.

Perché non si ricorda un evento storico drammatico come può essere la deportazione degli ebrei durante la seconda guerra mondiale, si ricordano gli Uomini. Si mantiene la memoria dell’Uomo.

Sara Cusaro per MIfacciodiCultura

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