The Revenant: Leonardo Di Caprio è finalmente da Oscar?

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Alejandro González Iñárritu confeziona un film favoloso, un piacere per gli occhi. I paesaggi del Nord Dakota a inizio ‘800, quasi intoccati dagli uomini, vedono nascere il dramma di Hugh Glass (Leonardo Di Caprio), vedovo di una nativa del posto con un figlio.
The Revenant inizia con un assalto indiano ai membri del gruppo a cui appartiene il protagonista, cacciatori di pelli, costringendoli a una difficoltosa ritirata. Dopo la fuga Hugh viene attaccato da un orso che lo riduce in fin di vita, rendendolo da una risorsa a un peso per il gruppo. Alcuni individui, tra cui il bieco John Fitzgerald (Tom Hardy), spingono il Capitano Andrew Henry (Domhnall Gleeson) ad abbandonare la loro guida, oramai prossima alla morte. Parte da qua l’odissea di Glass, dovendo fuggire da un ambiente ostico e da nemici agguerriti, pronti a finire quello che il Grizzly aveva cominciato.

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Iñárritu e Di Caprio sul set

Il budget per questo film è stato molto consistente (dai 60 milioni stanziati si è arrivati a 135 milioni) ma per nulla vano. Il primo motivo per correre al cinema è sicuramente la fotografia: Emmanuel Lubezki, già due Oscar vinti, compie un capolavoro catturando le luci del paesaggio, già di per se magnifico. Qualsiasi scena, anche la meno importante, ha dietro di sé un gioco di colori raramente visto sul grande schermo. Tornando al regista da sottolineare i piani sequenza nelle scene di lotta, numerose e sanguinose durante la storia. L’attacco indiano e dell’orso, solo per citare le prime, sono girate con grande maestria nei dettagli, dando l’impressione di partecipare alla vicenda. Le frecce dei nemici sono quasi scagliate verso lo spettatore, contribuendo ancora di più a un maggior realismo.

Gli attori meritano una menzione particolare. Gli aggettivi per Leonardo Di Caprio oramai sono finiti e la sua voglia di arrivare all’Oscar lo ha reso partecipe a vere e proprie imprese personali.: oltre al dover alzarsi spesso prima dell’alba e a muoversi per terreni sterrati anche per pochi secondi di scena, ha lottato contro l’ipotermia, visto che la temperatura ha raggiunto anche i -40 gradi. Memorabile la parte dove il suo personaggio viene attaccato da un orso (fatto in CGI, tecnologia che permette di sfruttare la computer grafica per creare immagini digitali) e viene preso, scosso, lanciato da tutte le parti, come se la scena fosse presa dal vero. Tom Hardy interpreta con maestria l’antieroe, meritandosi la nomination come miglior attore non protagonista.

revenant-inarrituSono state mosse diverse critiche al film. In primis la violenza dilagante, ripresa con estrema dose di particolari da Iñárritu, facendolo sembrare quasi un film di Tarantino. Sangue e scuoiamenti si trovano in buon numero nella storia, un esempio è quando Hugh Glass, per difendersi dal freddo, sventra il cavallo (morto in precedenza) per poter rintanarsi all’interno. In secundis la durata di alcune scene è stata per alcuni eccessiva, rendendo intere sequenze forse eccessivamente pesanti e con ridondanti riprese del paesaggio.

Ma The Revenant resta comunque vivamente consigliato, soprattutto per l’imponenza scenica che non straripa dal suo argine ma anzi, coinvolge lo spettatore. Se è stato acclamato come una delle pellicole protagonista agli oscar, 12 nomination, qualche motivo ci sarà.

Marco Gobbi per MIfacciodiCultura

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