Frank Stella al Whitney Museum di New York

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Ciò che vedi è ciò che vedi … una superficie piana ricoperta di pittura, il quadro vive di vita propria e non ha nulla a che fare con l’artista.

Frank Stella, “Das Erdbeben in Chili” (1999), acrylic on canvas, 144 x 486 inches. Private collection
Frank Stella, Das Erdbeben in Chili (1999)

Frank Stella è uno dei grandi esponenti della Post–painterly Abstraction nonché capostipite della corrente artistica denominata Minimal Art. L’esposizione Frank Stella: a Retrospective, inaugurata al Whitney Museum of American Art nella nuova sede progettata dal nostro Renzo Piano, rimarrà aperta fino al 7 febbraio 2016. La mostra è stata realizzata in collaborazione con il Modern Art Museum of Fort Worth ed è curata da Michael Auping del Modern Art Museum of Fort Worth, insieme ad Adam D. Weinberg del Whitney Museum of American Art.

È una straordinaria retrospettiva che ricostruisce tutta la carriera dell’artista attraverso opere da lui stesso scelte e disposte in una sequenza non necessariamente cronologica.

Frank Stella, il cui nome tradisce l’origine italiana, è nato nel 1936 a Malden nel Massachusetts. Dopo aver frequentato la scuola superiore alla Phillips Academy di Andover, si è laureato nella prestigiosa Università di Princeton. La sua arte è stata fin dall’inizio apprezzata nei Musei della Grande Mela. A soli 23 anni il MoMA accoglie alcune sue opere in occasione della mostra Sixteen Americans.

Frank Stella , Gran Cairo
Frank Stella, Gran Cairo

Le 120 opere esposte al Whitney provengono da collezioni pubbliche e private. In mostra sono presenti non solo dipinti ma anche sculture, disegni, bozzetti e opere meno note, a partire dalla metà degli anni Cinquanta a oggi. Tra questi i commoventi Black Paintings degli anni sessanta, opere di grandi dimensioni e di forte impatto emotivo, i più che contemporanei Aluminium and Copper Paintings, tele sagomate dipinte con vernici industriali, i celeberrimi Concentric Square Paintings, gli Irregular Polygon Paintings e i Protractor Paintings, le cui forme sinuose esaltano i colori cui Stella ci ha abituato, nonché alcune sperimentazioni con le stampanti 3D che dimostrano l’inesauribile creatività dell’artista.

Sicuramente di grande impatto emotivo sono le tre installazioni dedicate a Moby Dick a cui l’artista lavora dalla metà degli anni Ottanta fino alla metà degli anni Novanta. In quegli anni Frank Stella crea un grande corpo di lavori, che tendono alla tridimensionalità, rifacendosi al famoso romanzo di Herman Melville. Nel creare questi lavori, l’artista ha usato collages o maquettes successivamente ingrandite e ricreate anche grazie all’aiuto di  tecnologie digitali.

Moby dick
Frank Stella, Moby dick

Una mostra assolutamente da non perdere per chi non conosce questo artista ma anche la giusta occasione per visitare il nuovo Whitney Museum of American Art, certamente una delle tappe obbligatorie del turismo culturale newyorkese. La struttura architettonica pensata da Piano è spettacolare soprattutto perché si affaccia sul Meatpacking District, il quartiere di Manhattan dove un tempo si trovavano gli stabilimenti che lavoravano la carne e che si candida ad essere, anche grazie alla stupenda invenzione dell’High Line, un percorso lungo la dismessa ferrovia cittadina, uno dei luoghi più interessanti e vivaci di New York. La nuova posizione è strategica perché, come ha osservato il New York Times «Renzo Piano ha realizzato un edificio in grado di comunicare con tutto il resto della città, con la sua storia, le sue tradizioni e soprattutto con l’architettura già esistente». Per non dire che ha contribuito a rivitalizzare una parte della città marginale e dimenticata.
Quello che colpisce di più è l’architettura esterna, imponente e spiazzante. L’obiettivo di Renzo Piano, oltre a creare una sorta di “nuova piazza” per il Meatpacking, è stato infatti quello di creare un edificio in grado di spiazzare l’osservatore. E insieme alle opere di Stella, e ai tanti altri piccoli gioielli che il Whitney conserva, ogni visitatore rimarrà felicemente spiazzato.

 

Laura Cometa per MIfacciodiCultura

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