La rinascita del Centro Pecci nel cuore di Prato

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Il Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci arricchisce la sua collezione, che conta già oltre mille opere realizzate dagli anni Cinquanta fino ad oggi, con l’arrivo in comodato d’uso decennale di oltre quaranta pezzi concessi dagli eredi dell’imprenditore pratese Alessandro Grassi (1942-2009), uno dei collezionisti d’arte contemporanea più significativi del nostro panorama. Un accordo pensato per la riapertura espositiva del 16 ottobre 2016 che Stefano Pezzato, responsabile della collezione, ha definito

Un segno di riconoscimento e di fiducia per lo sviluppo e la promozione del patrimonio d’arte contemporanea di Prato e della Toscana.

andy-warhol-jacqueline-kennedy-iiiArriveranno dalla collezione Grassi 35 opere di artisti italiani e stranieri, attivi fra gli anni Ottanta e Novanta, e un portfolio di 12 fotografie di Andy Warhol in bianco e nero, tra cui la nota serigrafia che ha come soggetto Jackie Kennedy ai funerali presidenziali del marito scomparso appena un mese prima (1964). Dopo il tragico attentato a Dallas in Texas, con conseguente morte del più amato Presidente degli Stati Uniti d’America, la first lady Jackie divenne l’icona del dolore e dell’amore, catturando l’attenzione dei media sia nazionali che internazionali. Le immagini del funerale del Presidente, con la giovanissima vedova che tratteneva la disperazione dietro il suo velo nero, stringendo la mano dei suoi elegantissimi bimbi, fece il giro del mondo e divenne molto popolare. Warhol estrapolò un fotogramma di queste immagini, isolandolo su una tela monocroma dipinta con lo stesso colore dello sfondo, dando vita alla serie di tele denominate Death and disaster. Decontestualizzando la fotografia, Warhol trasformò così la morte in un’immagine asettica e indolore. Un’opera pop basilare che finalmente potremmo osservare in Italia.

Altri americani che vedremo nella collezione del Pecci, sono William Eggleston con due fotografie urbane (1973; 1999/2000), Alex Katz, Stephen Shore con una veduta on the road (1974) e Joseph Kosuth e il suo concettualismo, con le note definizioni della serie Art as Idea as Idea (1968). Tra le nuove opere della collezione ci saranno inoltre un grande arazzo realizzato a quattro mani da Alighiero BoettiMimmo Paladino, il Grande quadro equestre italiano (1980) di Mario Schifano, una enorme composizione di Gilbert & George (1988) e una stampa di David Fischli & Peter Weiss (1992/2000).

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William Eggleston – Untitled (1973)

Ritorna sulla scena in questo modo, il nuovo centro Pecci completamente ricostruito. Prima dell’apertura di ottobre l’allestimento della mostra La fine del vecchio mondo apparirà online, per essere visibile e discussa, per la prima volta prima dell’inaugurazione.
Il direttore Fabio Cavallucci ha dichiarato:

Costruiremo la mostra sul sito perché i curatori e gli artisti potranno interagire con la gente, sempre attraverso il web, un vero e proprio laboratorio, work in progress, magari, arrivando perfino a modificare percorsi e opere.

Un nuovo approccio dunque, tutto contemporaneo del Museo pratese per coinvolgere sempre di più il pubblico. Un disegno moderno che segue il “vecchio” insegnamento dell’indimenticato storico Presidente del Pecci, Valdemaro Beccaglia:

Il museo deve essere sempre di più un patrimonio della città.

Una collezione arricchita, una struttura modernizzata notevole, un approccio vivo e dinamico da parte dei curatori… il Centro Pecci sembra avere tutte le carte in regola per ritornare sulla piazza come il più importante centro di arte contemporanea in Italia. Ad maiora!

Alejandra Schettino per MIfacciodiCultura

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