“L’altro Ottocento” svelato dopo decenni di ricerche appassionate

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L’altro Ottocento è una delle mostre “a sorpresa” del 2016 che espone opere dimenticate di grandi artisti come Saverio Altamura, Vincenzo Migliaro, Francesco Sagliano, Giuseppe De Nigris e Alceste Campriani. La mostra, presso il Convento di San Domenico Maggiore fino al 28 febbraio, svela la bellezza e il valore storico e artistico di opere sino ad oggi custodite nel Pio Monte della Misericordia e nel Palazzo della Provincia di Napoli.

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Giuseppe de Sanctis – Mezza figura di donna in bianco

Dopo anni di ricerche e studio appassionato di Isabella Valente, curatrice della mostra, finalmente sono visibili a tutti capolavori che documentano  non solo il gusto del collezionismo di quegli anni, ma anche il ruolo della Società Promotrice di Belle Arti di Napoli nel panorama artistico otto-novecentesco. L’allestimento ha felicemente ricreato un’aura che ci riporta indietro nel tempo, enfatizzando le diverse facce di un secolo spesso schiacciato tra le  Avanguardie novecentesche e l’opulenza e maestosità del Settecento.

Esser di fronte ad ognuno di questi quadri è come guardarsi allo specchio, rivedendo i nostri sentimenti e i nostri gesti in paesaggi, piazze, interni privati e chiese di un tempo non troppo lontano.

La Mezza figura di donna in bianco di Giuseppe De Sanctis elegante e delicatissima, assorta e distante ricorda i sapienti giochi cromatici appresi a Parigi, dove era stato allievo di Gerome, Bouveret e amico del mercante Groupil fino al 1890. La giovane donna è frutto di un sapiente studio dal vero, ammorbidito dai tocchi di luce sulla rosea pelle che ne enfatizzano la bellezza, i capelli raccolti scendono sul collo e ai lati del viso dissolvendosi nel fondo grigi-verde.

Villanella di Eugenio Viti è invece una bambina ormai cresciuta che ci guarda con intensità e purezza, emerge dal fondo con la sua camicia bianca, sulla quale sembrano muoversi le ombre della vite che la circonda. La luce è lontana ma è calda e rende così intima la scena che non sembra essere all’aria aperta. Bonari scrisse del pittore:

In taluni momenti sembra perfino che la sua arte pittorica voglia risolversi in una forma plastica. Le figure assumono un turgore, una sensibilità, un desiderio di moto da cui pare proprio tendano a debordare oltre cornice, ed a staccarsi sul fondo su cui sono fatte nascere, per muovere più agevolmente incontro ai sensi di chi le considera.

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Eugenio Viti – Villanella

Del 1911 è anche Il limitare di Luca Postiglione, artista che visse intensamente senza sottrarsi ad alcuna emozione. Da giovane seguì i gusti dei collezionisti ma fu l’incontro con Bernardo Celentano a svelargli l’importanza della ricerca espressiva per una consapevole visione della vita e dell’arte. Sono anni molto creativi per il pittore che rimetterà tutto in discussione quando vedrà la sofferenza del fratello per una paralisi progressiva, sarà proprio il dolore e il terrore per un destino comune a cambiare la sua pittura definitivamente. Nell’olio su tavola esposto le pennellate sono dense, la figura è chiusa come in un guscio, le mani e il volto sono spigolose, dolenti e la luce tremula che la sfiora è discreta come lo sguardo del pittore che sembra ritrarre questa donna come seduto, silenziosamente, dietro l’angolo.

Resterà di questa mostra un bellissimo catalogo dal quale attingeremo in futuro per studiare tutta l’arte italiana del secondo Ottocento che, superando Roma e Milano, era apprezzata e amata anche nel resto d’Europa.

Felicia Guida per MIfacciodiCultura

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