Folle, surreale, geniale, unico: Salvador Dalì

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La persistenza della memoria

Una vita vista in controluce. Disegnata a contrasti. Dipinta con colori che combattono sulla tela per avere la meglio gli uni sugli altri.
Le figure, pure. Incastonate in uno spazio che non sembra il loro. Rappresentate in una forma che non sembra la loro – La persistenza della memoria, anno 1931.

Eccolo, il fenomeno di un’epoca vessata dai suoi uomini, che non hanno conosciuto altro che conflitti. Le due Guerre Mondiali, che nel periodo a cavallo tra l’una e l’altra hanno creato un varco colmo di esperienze e riflessioni, sono i pilastri attorno cui ruota il primo Novecento e con le quali, in un modo o nell’altro, tutti fanno i conti.
E il coraggio di affrontarle non manca. Chi si rifugia nella rabbia e impreca. Chi reagisce con razionalità e chi vi sfugge: la follia. Follia, abbracciata dalla corrente del Surrealismo, è, per l’appunto, la chiave del nostro Salvador Dalì (Figueres, 11 maggio 1904 – Figueres, 23 gennaio 1989).

Pittore, scultore, scrittore, designer e sceneggiatore spagnolo, lo ricordiamo nell’immaginario comune con quei suoi baffi arricciati all’insù, da vero artista estroso ed eccentrico quale era, amante del lusso e dell’eccesso. Fuori dalle righe e dagli schemi.

dali«La droga sono io» andava ripetendo e non possiamo dargli torto.
Come sarebbe stato passare una giornata in sua compagnia? Probabilmente l’effetto finale sarebbe stato lo stesso: overdose di stravaganza e creatività. Un uomo che esprimeva la voglia di evasione attraverso l’arte, ma soprattutto la parte più irrazionale dell’arte. Quella che coglie dall’irrazionalità, o meglio dalla surrealtá, la propria fonte di sostentamento e ispirazione.

Il sogno, la fantasia, le allucinazioni sono i composti della soluzione extra-ordinaria realizzata da Dalì che insieme ai suoi compagni, Joan Miró e René Magritte, per citare i più famosi, farà il successo di questa corrente amata e molto spesso presa a simbolo.

E se questa è “droga”, che lo sia! Dalì a modello: che l’arte diventi una dipendenza contro il marcio di questo mondo.

Droga contro droga, come veleno contro veleno.

Sofia Zanotti per MIfacciodiCultura

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